Il 4 dicembre ecco cosa sceglierò tra #IoVotoNo e #iovotosì

Chiedo al gentile lettore, prima di festeggiare o di incazzarsi per il titolo del post, di leggere con attenzione tutto il testo per capire che cosa ho da dire, se gli interessa. Avrà tutto il tempo per incazzarsi alla fine del testo.

Il Referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale sarà una svolta drammatica per il nostro paese e, forse, per il resto d’Europa.

Si tratta di un voto su cui il paese sta litigando in maniera feroce, con scambi di accuse pe-santi e inaudite da parte di entrambi i fronti. Il nostro paese rischia di restare prigioniero di divisioni difficilmente ricomponibili.

Il dibattito è stato molto sgradevole, di qualità scadente e basato unicamente sull’arma della propaganda. Per quanto mi riguarda, il fronte del sì ha provato in tutti i modi a convincermi a votare NO, e il fronte del no ha provato in tutti i modi a convincermi a votare SÌ.

Dopo tante riflessioni su questa riforma, sono giunto ad una serie di conclusioni.

  1. Abbiamo una situazione politica ormai incancrenita: Forza Italia è ormai giunta al capolinea; il Partito Democratico è ormai in preda a una feroce lotta tra bande; la sinistra radicale è sparita e, senza rendersene conto, fa campagna elettorale per il Movimento Cinque Stelle; gli ex democristiani ormai sono tutti confluiti, a vario titolo, nelle file renziane.
  2. Gli unici partiti col vento in poppa sono Lega e M5S: consensi in crescita, quindi, per due partiti antisistema, di cui uno [la Lega] che ci svenderebbe sicuramente alla Russia di Putin, chiudendo al mercato unico europeo e aprendo invece al libero scambio con la Russia, da cui avremmo tutto da perdere; l’altro ha un programma politico del tutto generico e fumoso ed è totalmente subalterno alla volontà di leader occulti come Grillo e Casaleggio jr e risulta, pertanto, un’incognita totale.
  3. Attualmente abbiamo quindi un sistema politico frammentato in 4 parti: PD [circa 30% dei consensi], M5S [circa 25%], Lega Nord [circa 12%] e Forza Italia [circa 11%]. Sono quattro partiti che molto difficilmente troveranno un accordo per governare insieme: Lega e FI sicuramente troveranno un accordo, ma non avranno voti a sufficienza per prevalere; qualsiasi altra soluzione appare invece impraticabile.
  4. Attualmente abbiamo anche un sistema istituzionale piuttosto incasinato: Camera eleggibile con Italicum dai cittadini dai 18 anni in su; Senato eleggibile con proporzionale dai cittadini dai 25 anni in su. Grande rischio quindi di avere due maggioranze diverse nelle due Camere, con governi fragili e instabili.

A questo punto abbiamo il referendum, che consentirebbe di risolvere problemi importanti della nostra storia: superamento del bicameralismo paritario; riforma del Titolo V per rendere più efficiente il rapporto fra Stato e regioni; maggioranze più stabili e coese in Parlamento. Niente manovre di palazzo, inciuci, trattative logoranti fra i seimila partiti della coalizione al governo. Niente governi tecnici. C’è un problema però e lo abbiamo visto nel Regno Unito col voto sulla Brexit e negli Stati Uniti col voto per Trump.

Viviamo in un’epoca in cui cittadini particolarmente incazzati prendono, legittimamente, decisioni molto dure nelle urne. Qualcuno parla di voto consapevole e da rispettare, perché probabilmente se ne frega di ciò che può accadere e non ha alcunché da perdere: io parlo invece di puttanate inconsapevoli, considerando ad esempio le bufale propalate dal fronte favorevole alla Brexit, per fare solo un esempio. Puttanate ancora in corso, fra l’altro, visto che ci dicono che la Brexit non ha avuto esiti disastrosi, ignorando [o facendo finta di ignorare] che la Brexit ancora non esiste: il Regno Unito è ancora nell’UE come prima, non ha nemmeno fatto ricorso al famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona e, pertanto, nulla è cambiato dopo il referendum.

Noi abbiamo partiti che amoreggiano con Putin e che, una volta al governo, ci porterebbero allo sfascio: fuori dall’UE, fuori dalla NATO e probabilmente supini di fronte alle richieste del gigante russo. Ci vendono la bufala delle sanzioni alla Russia che stanno danneggiando l’economia italiana, mentre ci promettono di uscire dal mercato unico europeo facendoci perdere MILIARDI di esportazioni in Europa.
Ci ingannano parlando di recupero della sovranità, ma in realtà ci venderanno alla Russia, che col calo del prezzo del petrolio è in crisi economica ormai da tempo.

Fino a due anni fa pensavo che Renzi potesse essere una valida alternativa a questo scena-rio. Beh, i fatti hanno provato invece che il suo governo sta contribuendo a consegnare il paese a Grillo e Salvini: mancette elettorali di tutti i tipi, deficit e debito pubblico che salgono ed economia che ristagna sono un buon modo per mantenerci deboli e dipendenti da “aiuti esterni”, regalando anche voti a M5S e Lega.

L’unico modo che abbiamo, quindi, per evitare che Salvini e Grillo abbiano il potere di consegnare l’Italia a Putin è votare NO al prossimo referendum. Col proporzionale e l’attuale sistema istituzionale nessuno dei due sarà infatti in grado di avere una maggioranza in Parlamento sufficientemente solida da consentirgli di mettere in pratica i suoi programmi catastrofici.

La palude parlamentare da Prima Repubblica è l’ultimo fortino rimasto a salvaguardia della nostra democrazia. Difendiamola votando NO al referendum.

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