#M5S: partito nazionale o locale?

Ultimamente ho smesso di scrivere sul blog per vari motivi, uno dei quali è stata la “morte” definitiva del mio vecchio computer. Nel frattempo, l’Italia è finita in un caos politico che, al momento, sembra senza via d’uscita. Ne parlerò prossimamente, disastri informatici permettendo.

Sono rimasto colpito da questo articolo comparso sul blog di Gad Lerner e da alcuni dei commenti dei lettori. Non c’è dubbio che a livello locale il M5S abbia qualche problema, se il suo leader/portavoce ha deciso di disertare molti comizi. Anche se in qualche comune è riuscito a vincere le elezioni, come è accaduto in centri importanti come Parma, Pomezia e Civitavecchia, in generale il M5S ha raggiunto nelle elezioni amministrative ri-sultati notevolmente inferiori a quelli ottenuti a livello nazionale; in alcuni casi non si è presentato nemmeno alle urne, come è successo in Sardegna.

A mio avviso tale situazione è frutto della strategia scelta dai due leader del Movimento. Ho già spiegato in passato che ritenevo il Movimento Cinque Stelle un grande listone civico nazionale, ma con evidenti limiti sul piano più propriamente politico, non solo per una questione programmatica. In fondo, a pensarci bene, fu proprio con questa caratteristica che il M5S era nato: quella di un contenitore di tante liste civiche locali con lo stesso programma.

Poi, ad un certo punto, qualcosa è cambiato. Il grande successo ottenuto nelle elezioni politiche del 2013 ha forse convinto i Due Grandi Capi che fosse possibile un salto di qualità enorme, fino ad arrivare in poco tempo al governo del paese. Era un risultato considerato irraggiungibile fino a qualche settimana prima, ma che improvvisamente appariva a portata di mano. Che bisogno c’era di dialogare col PD, se il successo nazionale del M5S sembrava ormai così vicino?

L’errore di Grillo&Casaleggio a quel punto è stato duplice:

  • da una parte, si sono illusi che sarebbe bastato aspettare qualche mese per raccogliere i frutti propagandistici di un inevitabile governo di grande coalizione tra PD e PDL; il no a Bersani, quindi, era necessario per spingere i democratici all’abbraccio mortale col PDL e giocare al “tiro al piccione” contro il governo, logorando a poco a poco i due partiti che ne avrebbero fatto parte;
  • dall’altra, hanno spinto il Movimento sulla strada del populismo nazionale, anziché su quello del buon governo locale; in pratica, hanno rinunciato al progetto del contenitore unico di liste civiche locali, per concentrarsi su un disegno politico più nazionale. Scelta utile per conquistare con piccolo sforzo l’attenzione di giornali e talk show televisivi, ma in realtà sbagliata se consideriamo l’inesperienza politica di molti militanti del partito. E’ tremendamente difficile per gente comune arrivata improvvisamente in Parlamento affrontare problemi molto complicati come la burocrazia, il funzionamento della giustizia o la politica estera di un paese importante come il nostro. O meglio, è facilissimo finché sei a casetta tua a scrivere su un blog letto da cinque persone, ma è estremamente complesso farlo da parlamentare.

Tutto questo ha fatto sì che il M5S apparisse quanto meno inadeguato al ruolo richiesto ad una forza politica con quel peso elettorale: o perché si era autoescluso dal processo decisionale [salvo rarissime eccezioni]; o perché i suoi parlamentari si sono dimostrati capaci solo di urlare e fare casino, come bambini frustrati perché non ricevono attenzioni dai genitori.
Risultato: il voto al M5S si è ridotto a semplice voto di protesta. Chi vota per i grillini lo fa perché è incazzato con la classe politica, non certo per affidare a gente come Paola Taverna o Alessandro Di Battista un incarico di governo.

Un partito composto da persone comuni e volenterose avrebbe avuto più da guadagnare se si fosse limitato, a livello nazionale, a fare da “cane da guardia” dell’attività del PD, lasciando a quest’ultimo l’onere di fare proposte legislative e senza cedere a chiusure preconcette e propagandistiche: sei l’ultimo arrivato, sai a malapena quanti anni dura una legislatura, non puoi permetterti di ordinare agli altri cosa devono fare; allèati col PD su tre o quattro punti di programma, e limitati a controllare che il PD rispetti gli impegni presi. E’ importante capire, infatti, che se sei inesperto devi semplificare il più possibile il compito che ti vuoi assegnare, e non complicare tutto sperando di avere un giorno uno come Di Battista al Ministero degli Esteri, a trattare, unico al mondo, con l’ISIS.
Al tempo stesso, sarebbe stato utile concentrare le proprie energie, dialettiche e propagandistiche, sull’attività tipica delle liste civiche: andare sul territorio ad affrontare i problemi quotidiani dei cittadini, come la viabilità urbana, la gestione dei parchi pubblici e della pulizia di strade e marciapiedi, tematiche molto più semplici e alla portata di qualsiasi cittadino seriamente intenzionato a dare un suo contributo alla comunità. Invece, com’è noto, i militanti grillini hanno preferito rinchiudersi nei Meet Up o in Parlamento e, quando hanno provato a lucrare sul disagio di alcune comunità locali, sono stati pesantemente contestati [com’è accaduto di recente a Paola Taverna].

Temo quindi che, se continueranno a cianciare puerilmente di argomenti che non sanno maneggiare, come fossero dei Gasparri qualunque, anziché trattare temi più alla loro portata, i grillini porteranno in breve tempo il M5S a dissolversi.

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