Che fine farà il sogno di cambiamento?

Ultimamente ho poco tempo e poca voglia di scrivere sul blog. Qualche volta capita che inizi a scrivere un post e, dopo qualche riga, mi renda conto di aver scritto un mucchio di sciocchezze inutili. In quei casi, metto da parte il post per chiarirmi le idee ed evitare di ammorbare chi mi segue con delle frasi inutili e incolori.
Il risultato delle amministrative è uno degli argomenti che avrei voluto trattare. Le prime conclusioni affrettate non mi convincevano e ho voluto ragionarci un pochino su, prima di parlarne sul blog.

Anzitutto, mi sembra chiaro il netto “successo” del centrosinistra, che conquista tutti i comuni capoluogo in cui si votava. Le virgolette sono d’obbligo a causa dei livelli eccezionali raggiunti dall’astensionismo. Ha votato, infatti, solo il 59,76% degli aventi diritto nel primo turno e il 48,57% ai ballottaggi.
Si tratta di un dato pesante, condizionato da quello del comune di Roma, dove hanno votato solo 1.245.927 persone al primo turno [52,81% degli aventi diritto] e 1.062.892 al ballottaggio [45,05% degli aventi diritto], mentre nel 2008 avevano votato 1.729.287 persone al primo turno [73,66% degli aventi diritto, circa 484mila persone in più rispetto al 2013] e 1.481.795 al secondo [63,12% degli aventi diritto, circa 420mila persone in più rispetto al 2013].

Evito di snocciolare altre cifre ma anche negli altri comuni si è verificato un calo simile, nonostante percentuali di affluenza più alte rispetto a Roma. E’ difficile quindi parlare di un vero successo del centrosinistra, i cui esponenti, al massimo, possono essere felici di aver perso meno voti degli altri partiti.

Detto del centrodestra che perde ovunque salvo pochissime eccezioni [tra le quali, guarda un po’ il destino, la città in cui vivo io], il dato interessante è quello del Movimento Cinque Stelle.

Non c’è dubbio che il vero sconfitto di queste elezioni sia proprio il Movimento di Beppe Grillo. Anche se ha vinto in due comuni, cioè Pomezia e Assemini, il partito grillino è uscito notevolmente ridimensionato dal turno elettorale.

Il flop grillino è particolarmente evidente se si considerano i risultati delle elezioni in Sicilia. Solo ad ottobre 2012, nelle elezioni regionali, il M5S aveva raggiunto un risultato “eccellente” [virgolette d’obbligo, vista la scarsa affluenza], ottenendo il 14,90% dei voti. Otto mesi dopo, la disfatta ha prodotto un crollo dal 30% al 4% circa in comuni come Messina, Siracusa e Catania; dal 41% al 15% a Ragusa, unico comune dove il partito di Grillo è riuscito a raggiungere il ballottaggio.

Disfatta netta a cui i grillini stanno cercando di porre rimedio con le solite armi della vecchia politica:

  • derubricando il voto a semplice risultato di elezioni amministrative prive di valenza nazionale, quando invece la fuga in massa degli elettori dalle urne dimostra che una seppur minima valenza nazionale c’è [tanto che lo stesso Andrea Scanzi è costretto ad ammetterlo];
  • sottolineando il dato dell’astensionismo per svalutare la vittoria del PD, come se alle regionali in Sicilia ad ottobre non avesse votato solo il 45% degli elettori o alle comunali di Parma vinte da Pizzarotti solo il 64% [evidentemente, se il M5S va bene il dato dell’astensionismo non conta nulla] e come se fosse una giustificazione valida per un partito dire di non aver preso voti perché i cittadini sono schifati dalla politica;
  • giustificando il risultato negativo con presunti errori di comunicazione [“Dire no al Pd era coerente, e il Pd non ha mai cercato veramente il M5S (tranne qualche panda qua e là). Ma è stato detto male e comunicato peggio” dice Scanzi, dimenticando, da buon grillino fomentato, che senza accordi col PD il M5S in Parlamento non può fare un tubo];
  • giustificando il risultato negativo con un grande classico della propaganda berlusconiana, la “stampa corrotta e di parte”, che è tale se e solo se attacca te, ovviamente, come nel caso di Report [“Il Movimento 5 Stelle è odiato da quasi tutti i media. Se i giornalisti avessero cercato le pulci (vere e immaginarie) a Pd e Pdl come hanno fatto e fanno al M5S, non vivremmo nel paese in cui viviamo. In Italia sei un “giornalista libero” soltanto se voti Pd fingendo di criticarlo; in tutti gli altri casi sei fazioso. Funziona così (prrrrrr) […] La cattiva stampa, che ha già cancellato il caso-Quirinale, ha fatto il resto. Trasformando la buffonata del “è tutta colpa di Grillo” in postulato assoluto“, afferma lo stesso Scanzi che, da buon grillino, definisce una buffonata dare a Grillo tutta la colpa del mancato accordo col PD, ma è d’accordo nel darla tutta a quest’ultimo];
  • giustificando il risultato negativo con un altro grande classico, questa volta della sinistra [dal PD a Rifondazione Comunista], “gli italiani beoti che votano in modo sbagliato perché sono scemi/immorali/disinteressati al cambiamento” [“La maggioranza degli italiani non si indigna. Mai: si sfoga, si incazza. E poi lascia che tutto rimanga com’era […]. Accettiamo (accettano) cose e ingoiamo (ingoiano) rospi allucinanti  […] In Italia non c’è memoria storica. Gli errori del Pd durante la rielezione di Napolitano non li ricorda più nessuno […]. Il più grande limite del M5S risiede nell’utopia (infantile) di credere che milioni di italiani possano cambiare mentalmente. Follia pura. In Italia non c’è mai stata una rivoluzione fisica, figuriamoci culturale“, la disamina veramente obiettiva di Scanzi].

In realtà, molti si sono accorti che il M5S si è cacciato in un vicolo cieco. Stando da solo, il partito non è in grado di far nulla perché gli mancano i numeri per far approvare le leggi. Troppo comodo, e persino infantile, chiedere agli altri di fare i governi e di votare, però, le leggi proposte dal M5S.

Non disponendo di una maggioranza in Parlamento, il M5S diventa inutile perché non è in grado di far approvare le proprie leggi. Grillo si è illuso, e questo conferma quanto l’ex-comico sia incapace come stratega politico, che chiudendosi in un angolino a puntare il dito contro i “politici corrotti” avrebbe potuto lucrare sugli errori che avrebbero commesso i partiti. Così facendo però, e dicendo no alla proposta di Bersani, Grillo ha semplicemente rinunciato ad avere un ruolo attivo e propositivo, denunciando agli elettori la propria impotenza politica.

Ho già scritto per quale motivo, secondo me, il no a Bersani sia stato un autogol clamoroso per i grillini. Il voto di maggio/giugno, sempre secondo me, lo conferma: piuttosto che rivotare per il Movimento Cinque Stelle, gli elettori hanno preferito restare a casa. Prendersela con la stampa o con gli elettori diventa quindi ridicolo, se non sei in grado di capire perché l’elettorato sta cominciando a voltarti le spalle.

E’ possibile cambiare strategia? Forse no, perché il M5S avrebbe dovuto sfruttare meglio il risultato strepitoso, e credo irripetibile, ottenuto a febbraio. Si trattava di un’occasione unica, in cui un partito composto da cittadini comuni, con 160 parlamentari a propria disposizione, avrebbe potuto incidere in maniera notevole sulle scelte del governo.
Invece di mantenere un atteggiamento laico e dialogante col PD, per il bene del paese, si è deciso di seguire la via ideologica dello scontro a tutti i costi, equiparando [a torto] il PD al PDL e seguendo le farneticazioni di chi, come Travaglio, non si limita a criticare ma distorce la realtà, equiparando realtà politiche molto diverse tra loro. Il PD non è il PDL; la buffonata del PD-meno-elle è, appunto, una pagliacciata da clown; Bersani non è Berlusconi. Questo, ovviamente, al netto dei tantissimi errori compiuti dai democratici, che non mancano ma non li rendono uguali ai pdiellini.

Un accordo, quindi, si sarebbe potuto fare e avrebbe aiutato il paese a lasciarsi alle spalle vent’anni terribili. Per la cieca intransigenza di qualche esaltato questo non è stato possibile e ora sarà a dir poco impossibile vedere il M5S al governo. O pensate davvero, dopo aver preso il 4% in molti comuni, di ottenere alle prossime elezioni il 51% a livello nazionale?

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7 risposte a Che fine farà il sogno di cambiamento?

  1. codicesociale ha detto:

    Resta sempre lo strumento referendario, magari rivisto…

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    • ilsensocritico ha detto:

      Ho l’impressione che l’abuso che ne è stato fatto in passato, anche da parte dei Radicali, abbia in qualche modo indebolito quello strumento.

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  2. giaimeddu ha detto:

    Che dire, sono abbastanza d’accordo con quanto scrivi. La mia impressione è piuttosto che Grillo sta cercando di ridimensionare il suo movimento, così da averlo in Parlamento, ma senza troppe responsabilità. Tanti soldi da distribuire ai fedelissimi (i gruppi parlamentari sono inondati di denaro per l’attività parlamentare e per la comunicazione) stile Messora et company, possibilità di alzare i toni e quindi generare traffico sul blog del capo (e quindi altri soldi) e magari, qualche volta, qualche idea sensata, ma senza la necessità di dover fare proposte concrete.

    Io credo che Grillo non abbia nessuna voglia di governare e molti parlamentari 5 stelle si sono ritrovati in un gioco più grande di loro, che non sanno gestire, con un capo che pensa ai suoi interessi e basta.

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    • ilsensocritico ha detto:

      Temo che tu abbia ragione, ma spero che non sia così perché la classe politica sta, al momento, dimostrando di far molta fatica a cambiare. Se il M5S si sgonfia sarà un problema.
      Credo che Andrea Scanzi, quando si augura una cosa simile, dica una fesseria enorme: un M5S ridotto al 10% che cosa potrebbe fare per cambiare il paese? Zero, visto che non ci riesce dopo aver preso il 25%.

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      • giaimeddu ha detto:

        Aldilà di quel che sostiene Scanzi (che reputo un giornalista molto poco attendibile), a me non preoccupa un 5 stelle azzerato. Mi preoccupa una classe politica che ha perso anche questo treno. E lo ha perso anche per colpa dei 5 stelle (da cui il suo sgonfiarsi). Ma tu pensi davvero che il movimento voglia cambiare il Paese? Se avesse voluto, ci sarebbero state praterie (e non è una mia espressione, come immagino saprai) per fare poche cose, fatte bene, nell’interesse nazionale. Invece hanno preferito la tattica e ci siamo ritrovati con uno dei Governi più conservatori che io ricordi.

        Mi spiace anche metterci tutto questo livore, ma veramente, mi ero illuso che finalmente un cambiamento fosse possibile, invece hanno tutti buttato l’ennesima occasione alle ortiche.

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      • ilsensocritico ha detto:

        @giaimeddu
        la penso esattamente come te. Il fatto è che se l’unica testimonianza esistente dell’insofferenza dei cittadini si sgonfia [cioè se il M5S dovesse crollare, come temo accadrà], la vecchia classe politica avrà un motivo in più per continuare a non fare nulla.
        A questo punto forse la cosa da augurarsi è che il sistema politico continui a liquefarsi. PD e PDL non possono andare avanti a lungo in queste condizioni: Berlusconi è l’unico collante del suo partito e ben presto lascerà la politica; il PD è ormai ridotto ad un elenco di mille mila leader che vanno ognuno per conto suo. Se i due partiti si dissolvessero, dalle loro ceneri potrebbe nascere un sistema politico più sano rispetto a quello attuale

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  3. Paolo ha detto:

    Guardate che comunque Scanzi queste cose le ha sempre dette, eh. E’ l’unico che ha sempre descritto l’andazzo dei cinque stelle con obiettività. Altro che “poco attendibile”. Poco attendibili sono i Battista, gli Scalfari, i Polito. Gente che dallo status quo ha solo da guadagnare.
    Ma dopo il post in cui davi per scontato l’assioma “diplomato con voti altissimi=intelligentissimo”, mi aspettavo di leggere una banalità del genere.
    Peraltro questa tua totale assenza di profondità di vedute denota come l’Università italiana, oltre a non dare uno straccio di possibilità per chi voglia lavorare, non ti dà nemmeno quella cultura e formazione critica che hai parso evidenziare nel vecchio post.
    PS Pasolini aveva la media dell’8 scarso, a scuola. E di persone più intelligenti, francamente, e con più senso critico di lui, non ne ho mai viste.

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