Sulla rielezione di Napolitano e sul nuovo governo

Torno a scrivere dopo molto tempo e chiedo scusa ai pochi, ma buoni, affezionati lettori.

Gli ultimi giorni sono stati politicamente molto intensi e provo qui a sintetizzare le conclusioni che ne ho tratto.

Creazione del nuovo governo – Sul nuovo governo mi ero già espresso tempo fa su Twitter.

Il PD ha fatto bene a cercare l’accordo col M5S, non avendo una maggioranza in Parlamento e non potendo fare affidamento sul PDL. L’inutile intransigenza dei grillini, bloccati sulla pretesa arrogante di essere loro la guida del futuro governo [ma perché?], ha compromesso la possibilità di arrivare all’intesa, con grave danno per il Paese e per lo stesso Movimento Cinque Stelle.
A quel punto, cosa restava da fare per il PD? O piegarsi al diktat di Grillo, umiliandosi di fronte all’elettorato [un accordo si fa se entrambe le parti raggiungono un compromesso, non se l’una si sottomette all’altra], oppure prendere tempo, sperando che Grillo ci ripensasse e accettasse di trovare un’intesa. Ha scelto la seconda strada, ma a nulla è valso perché il M5S ha continuato imperterrito ad andare per conto suo.
A quel punto, se si voleva evitare il governo col PDL [unica alternativa al M5S], l’ultima scelta disponibile sarebbe stata tornare al voto, aspettando ovviamente l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, visto che quello in carica era nell’ultimo semestre del suo mandato e non poteva sciogliere le Camere.

Conclusione: abbiamo dovuto aspettare due mesi per formare un nuovo governo a causa delle rigidità di PD e M5S.

Elezione del nuovo Presidente della Repubblica: anche sul nuovo Presidente della Repubblica mi ero già espresso in tempi non sospetti, ad esempio qui

e qui

Si tratta di scelte strettamente personali, anche se condivise da altri. Emma Bonino, ad esempio, non piace a tutti. Stefano Rodotà, invece, risultato terzo alle quirinarie, poteva contare su consensi unanimi in gran parte della sinistra [compreso me]. E qui è nato il caos, che ha portato molti a polemizzare col PD per la scelta di puntare prima su Franco Marini e poi su Giorgio Napolitano.
Voglio essere chiaro: non si può pretendere che come Presidente della Repubblica venga scelto un uomo o una donna della propria parte. Il capo dello Stato è una figura di garanzia che andrebbe scelta non per le sue idee politiche, ma per la sua capacità di servire il Paese, di rispettare la Costituzione e di essere accettabile dalla maggior parte delle forze politiche. E’ per questo che sono uno dei pochi che difende l’elezione indiretta del Presidente della Repubblica: in un paese fazioso come il nostro, e nel senso peggiore del termine, abbiamo una necessità assoluta di un’istituzione in grado di moderare la contesa e la litigiosità tra i partiti e che sia capace di tenere unito il paese. Per questo, di solito, si assiste ad un accordo fra i partiti in questo tipo di elezione.
Ad un certo punto ho invece avuto l’impressione che molti volessero Rodotà Presidente per le sue idee di sinistra. Nulla di male, ma il Capo dello Stato non governa e non rappresenta una fazione o un partito e, pertanto, le sue idee politiche contano solo fino ad un certo punto.

E’ comunque un fatto che Rodotà sarebbe stato un ottimo Presidente della Repubblica e lo conferma anche il modo con cui ha criticato la manifestazione di Beppe Grillo a Roma, successiva alla rielezione di Napolitano. Avrebbe potuto il PD votarlo?

Potenzialmente sì, è chiaro. Ma non l’ha fatto per due motivi secondo me:

  1. anzitutto, e questo è comprovato dai numeri, il PD non sarebbe stato unito su Rodotà e, molto probabilmente, non ne avrebbe garantito l’elezione, come ha spiegato Orfini sul suo blog. Lo prova la difficoltà con cui il PD è riuscito a convergere su Franco Marini al primo scrutinio, 520 voti [comprensi quelli del PDL, ma senza il contributo di Sinistra Ecologia e Libertà], e su Romano Prodi al terzo, 395 voti [senza quelli del PDL, ma col partito di Vendola]. In entrambi i casi, e parliamo di due fondatori del Partito Democratico, dei quali uno è stato il solo in grado di battere Berlusconi per ben due volte ed è di fatto il nume tutelare della sinistra italiana [Prodi], sono mancati all’appello i voti di un centinaio di democratici.
    In queste condizioni pietose, sarebbe riuscito il centrosinistra a garantire l’elezione di Rodotà? NO, mi sembra chiaro. Si può discutere se ciò sia giusto oppure no, ma allora, se non siamo in malafede, dovremmo anche chieder conto al Movimento Cinque Stelle per non aver votato Prodi al terzo scrutinio, visto che i loro voti ne avrebbero garantito l’elezione.
    In generale, mi sembra chiaro che sia il PD sia il M5S abbiano sbagliato sulla questione: il primo per un eccesso di insicurezza e per non aver risolto l’eterno problema delle proprie divisioni interne; il M5S per un eccesso di arroganza, che l’ha portato a tirare troppo la corda, chiudendo a qualsiasi ipotesi di accordo col centrosinistra.
  2. Il secondo motivo, legato al primo, è che una parte del PD, più che l’inciucio con Berlusconi, credo volesse evitare di lasciar troppo spazio al Movimento di Beppe Grillo. Credo che lo percepisca come una sorta di “incidente di percorso“, che presto rientrerà nei ranghi se si riuscisse a guadagnare uno o due anni di tempo. Questa parte del partito ha spinto, così, per un governo di larghe intese col centrodestra, ma più per arginare l’ondata a cinque stelle che per inciuci di vario tipo.
    Sarebbe però un grave errore ritenere quella grillina una tempesta passeggera perché significherebbe sottovalutare il disagio che gli italiani stanno vivendo, che in qualche modo andrà risolto. Non si sfugge al problema chiudendo gli occhi e aspettando che passi la bufera, ma lo si affronta a viso aperto.

In una situazione del genere, in cui l’unica via d’uscita sembrava la rielezione di Napolitano, i partiti hanno chiesto un aiuto al vecchio [in tutti i sensi] Capo dello Stato. L’ex-migliorista ha preso la decisione più saggia, anche se non la migliore in assoluto: ha accettato il nuovo incarico, pur sapendo delle difficoltà a cui sarebbe andato incontro, pur di garantire al Paese una guida stabile e sicura.

Non è la scelta migliore, perché è chiaro che la situazione richiedesse un cambiamento radicale: Bonino, Rodotà o Prodi al Quirinale con PD e M5S al governo. Gli errori dei partiti ne hanno però pregiudicato l’esito positivo.
In conclusione:

  • Non è responsabilità di Napolitano l’inettitudine dei leader politici, che hanno dimostrato di pensare solo ai propri interessi di bottega
  • Non è incostituzionale la sua rielezione
  • Non è incostituzionale un governo di larghe intese, visto che manca una maggioranza in Parlamento e un governo in qualche modo bisogna farlo. Grillo è pentito di come ha gestito il dopo voto?
  • Nuove elezioni avrebbero, molto probabilmente, confermato l’attuale situazione di stallo

Il probabile governo Letta che sta per nascere non mi soddisfa, perché non mi soddisfa l’idea di un esecutivo sottoposto ai diktat di Berlusconi. Ma qualcuno mi deve dimostrare che fosse concretamente possibile un’alternativa.

Aggiornamento: chiedo scusa per la lunghezza del post, ma mi sembrava sbagliato dividere i pensieri in due post distinti, considerando anche che siamo a due mesi di distanza dalle prime consultazioni per il governo [quandi si dice “essere sul pezzo”]. Comunque Civati oggi scrive una cosa molto simile e con argomenti più importanti e convincenti. Leggetelo.

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