Conviene davvero al #M5S starsene per fatti suoi?

Il Movimento Cinque Stelle è entrato di prepotenza in Parlamento, con un risultato veramente sorprendente: ha infatti preso il 25,5% alla Camera e il 23,8% al Senato.

Si tratta di un risultato eccezionale, se consideriamo che erano le prime elezioni politiche a cui il partito di Grillo partecipava. Partiti come l’Idv, la Lega o i vari partiti di estrema sinistra non hanno mai raggiunto nemmeno la metà di una percentuale simile: si tratta pertanto del primo partito anti-sistema a raggiungere un risultato di tale portata.

A distanza di un mese, possiamo dire che il Movimento Cinque Stelle sta scontando pesantemente l’inesperienza dei suoi eletti. Le dichiarazioni pubbliche di molti suoi esponenti lasciano infatti molto a desiderare: si va dalle considerazioni ambigue di Roberta Lombardi sul fascismo, alle denigrazioni del presidente Napolitano ad opera di Vito Crimi, fino ad arrivare alle giustificazioni per essere l’unico partito a non aver presentato ancora delle proposte di legge in Parlamento. In generale, c’è scarsa dimestichezza col ruolo pubblico che i grillini devono ricoprire e, a quanto pare, non hanno nemmeno paura di ammetterlo candidamente.

In generale, però, l’unico vero limite che sta dimostrando il M5S è l’immobilismo. Forse i leader Casaleggio e Grillo sono rimasti spiazzati dall’insperato successo, o forse c’è solo bisogno che i parlamentari facciano un po’ di esperienza. Sta di fatto, comunque, che il Movimento Cinque Stelle si è ficcato in un vicolo cieco: niente leggi perché non le sanno scrivere, niente governo perché non vogliono appoggiare nessuno, e solo la sterile richiesta di qualche poltrona [presidenze delle Camere, delle commissioni, della Vigilanza Rai e del Copasir, del Consiglio dei ministri ecc.].

Il M5S ha sempre detto che non si sarebbe alleato con nessuno, quindi in questo atteggiamento risulta piuttosto coerente, ma tutto ciò rischia di essere un boomerang. La coerenza spesso paga, ma non quando rischia di portare al suicidio. In questo momento il M5S dà l’impressione di non fare nulla per cercare di risolvere i problemi del paese e sembra più interessato allo sterile tatticismo propagandistico. Si tratta, a mio avviso, di una tattica suicida che rischia di far perdere molti voti al partito.

Rispetto alla Prima Repubblica, infatti, l’elettorato dimostra di non aver più interesse ad un voto di pura rappresentanza: non ci si accontenta di avere qualcuno che ci rappresenti in Parlamento, ma si cerca di far pesare il proprio voto sulle scelte dei governi.
Per questo i partiti più piccoli oggi hanno scarso successo, soprattutto se si presentano alle elezioni senza far parte di una coalizione. Un voto per quei partiti è, per l’elettorato, un voto buttato e quindi inutile. Chi si candida, pertanto, deve dimostrare di poter incidere sull’azione di governo o, quanto meno, sull’attività legislativa del Parlamento.

Il Movimento Cinque Stelle, invece, sta dimostrando l’esatto contrario, nonostante le condizioni politiche gli siano notevolmente favorevoli. Il PD è in una situazione molto fragile, non ha la maggioranza in Senato, non può allearsi col PDL perché sarebbe un suicidio e non può, pertanto, governare senza l’appoggio del M5S. La stessa elezione di Laura Boldrini e Piero Grasso alla presidenza delle due Camere, al posto dei primi candidati Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, dimostra la pressione che esercita sul centrosinistra il successo dei grillini alle ultime elezioni.

Invece di approfittare di questa situazione, in cui è il M5S a poter dettare le condizioni, il partito di Grillo preferisce restarsene chiuso in casa. Il M5S rischia di logorarsi dicendo no a tutto e impuntandosi sulle proprie richieste: sarebbe molto più vantaggioso trovare una linea di convergenza col PD, e farlo di propria iniziativa, anziché restare fermi in attesa di nuove elezioni.

Dalle parti della Casaleggio Associati si sostiene che in questo modo si vuole evitare l’imbroglio del PD, che potrebbe riceve la fiducia dal M5S per poi legiferare in accordo col PDL. E’ una considerazione assurda perché il Partito Democratico avrebbe tutto da perdere e il M5S potrebbe divorarlo alle urne con un sol boccone.

Se non agiscono in fretta, i grillini rischiano quindi che gli italiani si stufino di loro e decidano di tornare a votare per i partiti tradizionali. E’ difficile, infatti, che gli italiani possano aspettare che il partito di Beppe Grillo abbia una sua maggioranza in Parlamento, perché potrebbero volerci degli anni, mentre la crisi agisce ora.

Aggiornamento [30-03-2013, h. 11:17]: il post ha avuto una gestazione piuttosto lunga, ho cominciato a scriverlo ieri sera e l’ho completato stamattina. Oggi, casualmente, è comparso un editoriale di Marco Travaglio che sostiene una cosa molto simile alla mia, anche se da un punto di vista più schierato a favore del M5S. Segno, probabilmente, che non è una considerazione campata per aria quella che ho espresso nel mio post.

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11 risposte a Conviene davvero al #M5S starsene per fatti suoi?

  1. codicesociale ha detto:

    Ho già affermato in un mio recente post, che nonostante le enormi responsabilità del centrosinistra, vale la pena di formare, grazie ad esempio a un governo di scopo, un esecutivo che riformi strutturalmente la Repubblica. Perchè la situazione lo impone, il senso di responsabilità!
    Ed è poi nell’interesse stesso del M5S dare una piccola dimostrazione di quello che sono in grado di fare! vuoi mettere presentarti alle prossime, vicinissime elezioni, con le solite anche se giustificate urla o con dei risultati in mano in termini di trasparenza, corruzione stato-sociale e … … …

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  2. La paralisi è il miglior terreno, fatto di macerie, su cui quest’accozzaglia può sopravvivere.

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  3. giaimeddu ha detto:

    Alla fine, pare che le elezioni in Friuli diano parzialmente ragione a te. Anche se un elezione regionale è diversa da una nazionale etc. etc. etc. ma Grillo aveva puntato molto sul Friuli tanto da sbilanciarsi e dire che sarebbe stata la prima regione a 5 stelle. Infatti ha dimezzato i suoi voti in 2 mesi…

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    • ilsensocritico ha detto:

      Sì, ma come dici te, si tratta di elezioni regionali, in cui anche a febbraio il M5S è andato maluccio.
      Adesso vedremo come si giocheranno la partita PD e PDL. Se se la giocano bene [riforme serie, intendo, e non riforme da strapazzo], isolando il Movimento Cinque Stelle lo ridurranno ai minimi termini. La scelta di Renzi come presidente del Consiglio [credo] serve proprio a questo.
      Scriverò a breve un post sugli ultimi avvenimenti, appena avrò riordinato un po’ le mie idee.

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      • giaimeddu ha detto:

        Io sono molto dubbioso sull’opportunità Renzi in questo momento ed in questo modo. Continuo ad essere anche dubbioso sull’opportunità di fare un governo PD-PDL, ma vedremo. Chissà che non salti fuori dal cilindro un coniglio magico…
        Anche io ho un po’ di idee da riordinare, specie dopo la tranvata Prodi… tornerò presto a leggere comunque.

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      • ilsensocritico ha detto:

        L’ideale, e l’ho scritto subito dopo il 25 febbraio, sarebbe stato un governo PD-Sel-M5S. Un po’ perché probabilmente Bersani non ha avuto il coraggio di rinunciare al proprio nome, un po’ per l’inutile intransigenza di Grillo, l’accordo non è stato trovato e [credo] ciò ha convinto molti nel PD a diffidare di eventuali accordi col M5S.
        La vicenda Prodi ha confermato che il PD non sarebbe stato in grado di garantire l’elezione di Rodotà. A quel punto, che fare? Forse si poteva provare con un terzo nome, tipo Zagrebelsky, gradito al M5S e forse accettabile dalla maggioranza del PD, se scelto da loro. Però siamo nel campo delle ipotesi.
        L’alleanza PD-PDL lascia perplesso anche me, sia per il PDL in sé [Gasparri, leggi-vergogna ecc.], sia perché non so come possano andare d’accordo, visto quel che hanno fatto durante il governo Prodi.

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