Il PD è il vero sconfitto. Errori e ambiguità della campagna elettorale

Dopo aver esposto le mie idee sul risultato elettorale di Rivoluzione Civile, passo ora alla situazione del Partito Democratico.

Il risultato del PD è stato piuttosto negativo: ha preso il 25,4% alla Camera e il 27,4% al Senato. Ricordiamo che nel 2008, dopo due anni di pessimo governo del centrosinistra e in una condizione oggettivamente proibitiva per Veltroni, il PD aveva preso rispettivamente il 33,2% alla Camera [-7,6% tra 2008 e 2013] e il 33,7% al Senato [-6,3% tra 2008 e 2013]. A livello di coalizione, il centrosinistra ha preso il 29,5% alla Camera e il 31,6% al Senato, contro il 29,1% e il 30,7% del centrodestra.

Un risultato molto deludente e che rischia di avere conseguenze anche peggiori per il PD. A causa della legge elettorale, infatti, il centrosinistra ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato, e questo gli attribuisce l’onere di cercare in Parlamento eventuali sostegni al proprio governo.
Tutto sembra portare ad un governo PD-PDL, vista la contrarietà di Grillo a qualsiasi ipotesi di accordo con Bersani. Un governo simile, però, rischia di essere un boomerang per Bersani e i suoi: oltre ai voti degli ex-delusi da Berlusconi, a cui si è deciso deliberatamente di rinunciare in campagna elettorale, i democratici rischierebbero infatti di rinunciare anche quelli dei propri militanti, decisamente ostili al leader del PDL.

Con una campagna elettorale noiosa e grigia, e un programma a dir poco inconcludente, il PD ha perso un vantaggio clamoroso. Come avviene a volte nel calcio, quando una squadra va avanti 2-0 e si limita a gestire il vantaggio, si chiude nella propria area e prende due gol, così ha fatto il PD, che si è limitato a gestire il successo mediatico delle primarie: da novembre in poi si è chiuso in difesa, lasciando agli altri partiti, in primis PDL e M5S, l’onere di attaccare. Se consideriamo che subito dopo le primarie il partito era dato al 34%, si capisce bene come il catenaccione sonettiano abbia prestato troppo il fianco alle 6 punte degli allenatori avversari.
Si è deciso di non combattere e di far leva sulla serietà e la concretezza di Bersani, contro i sogni ad occhi aperti proposti da Berlusconi e Grillo. L’atteggiamento tenuto è stato però disastroso, perché si sono persi i voti di chi voleva proposte concrete e serie e anche quelli di chi voleva una speranza rispetto ad un futuro incerto.

Anche quando era chiaro dove tirasse il vento politico, si è deciso di condurre la campagna in tutt’altra direzione o di restare su posizioni così generiche da risultare irritanti per l’elettorato.
Nessun segnale è stato lanciato sulla lotta ai privilegi dei politici, premurandosi al contrario di spiegare che le accuse di Grillo erano ingiuste e sbagliate: come dire, “uè ragassi, saremo mica qui a togliere i soldi ai parlamentari?
Sul lavoro che manca e sulla crisi economica si è deciso volutamente di restare sul generico, con promesse tipo “faremo qualcosa per rilanciare il lavoro” o “faremo qualcosa per far avere un po’ di soldi in più in busta paga”. Davvero sconcertante, soprattutto in un momento drammatico della nostra storia, la mediocrità, la ripetitività e il grigiore di certe proposte.

Non solo si è optato per una strategia perdente, condotta pure in malo modo, ma si sono anche rese più confuse le idee a quei pochi elettori non ideologizzati e pronti a dar fiducia al PD, se avesse chiarito meglio le sue intenzioni. Onestamente, ancora devo capire che senso abbia avuto attaccare per lungo tempo Ichino, se poi si sono candidati persone come Carlo Dell’Aringa, estensore insieme ad altri del Libro bianco di Marco Biagi, e Giampaolo Galli, ex-dg di Confindustria.
Una linea così confusa e incerta che lo stesso Fassina, ormai chiaramente un dilettante allo sbaraglio della politica [o, peggio, un imbroglione patentato] è riuscito in più di un’occasione a smentire sé stesso: come si rilancia la produttività in Italia? Secondo Fassina, quello ostile alle politiche neo-liberiste, reaganiane, renziane, di destra ecc.ecc. solo col taglio delle retribuzioni reali dei lavoratori. Peccato che questo possano saperlo solo i pochi eletti che hanno letto le sue interviste sul Financial Times e sul Manifesto, ben citate da Seminerio sul suo blog.

Ora ci dobbiamo preparare alla catastrofe politica ed economica e, almeno io, non so più a che santo votarmi. Quasi quasi entro in politica pure io e fondo un mio partito.

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2 risposte a Il PD è il vero sconfitto. Errori e ambiguità della campagna elettorale

  1. codicesociale ha detto:

    Ho sbagliato tutte le previsioni, ma quella sul PD l’ho azzeccata!!!
    Caspita devi ancora prepararti per una catastrofe politica ed economica…?!
    Vivi in Olanda…?!

    Mi piace

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