Gli errori di Rivoluzione Civile. Che fine farà?

Torno a scrivere dopo il risultato penoso* scaturito dalle elezioni politiche. Impegnato nei giorni scorsi in tutt’altre faccende, provo ora a radunare le mie idee sui risultati dei partiti e delle coalizioni principali. Comincio con Rivoluzione Civile.

Rivoluzione Civile ha avuto un pessimo risultato, rispetto alle attese. I sondaggi lo davano oltre il 4%, una soglia interessante e realistica che avrebbe permesso al movimento di Ingroia di entrare alla Camera. Addirittura, in qualche sondaggio si prevedeva un forte successo in Campania, dove Rivoluzione Civile poteva contare sul sostegno del sindaco di Napoli De Magistris: si parlava in quel caso dell’8%, sufficiente a garantire qualche senatore al partito.

Le cose sono andate molto diversamente. Alla Camera RC ha preso solo il 2,2%, al Senato addirittura l’1,8%. Un insuccesso clamoroso che ha fatto molto discutere nell’area dell’estrema sinistra.
Il primo ad intervenire è stato Guido Viale sul Manifesto: per l’editorialista, la causa principale dell’insuccesso è stata la rottura con movimenti della società civile come Cambiare si può, di Marco Revelli ed altri, e il movimento della Agende rosse, di Salvatore Borsellino. Per i pochi che seguono la mia pagina facebook, forse ricorderete che avevo già discusso lì del problema, che era emerso già alla fine di dicembre.
Come hanno sottolineato molte altre persone, molto più competenti di me, ricandidare gente come Di Pietro, Li Gotti, Borghesi, Bonelli, Ferrero, Diliberto è stato un autentico autogol. Ingroia ha scelto deliberatamente un accordo coi partiti, nonostante il Paese chiedesse una netta discontinuità rispetto al passato: ha pagato quindi una scelta simile a quella fatta dal PD, con la notevole differenza che Rivoluzione Civile si giocava l’elezione in Parlamento, non la maggioranza assoluta; il successo straripante del M5S dimostra pertanto che Ingroia e i suoi non avessero capito un tubo della situazione italiana.
E’, in parte, la stessa critica fatta recentemente da De Magistris, a cui Ingroia ha risposto per le rime, annunciando che le strade dei due si separeranno. Se effettivamente si divideranno, la loro carriera politica sarà finita: la divisione in corpuscoli unicellulari non porta voti e, soprattutto, non porta seggi elettorali.

A tutto ciò bisogna aggiungere che la campagna elettorale è stata condotta in maniera ridicola. Ci si è illusi, ahiloro, che sarebbero bastati il nome di Ingroia e lo sfruttamento adeguato della portata mediatica delle sue inchieste, per strappare qualche seggio in Parlamento. I risultati elettorali hanno dimostrato, invece, che agli italiani interessavano molto di più i temi economici e il contrasto alla partitocrazia imperante. Non solo si è puntato sul cavallo sbagliato, quello giustizialista, ma si è combattuta anche male la guerra, proponendo alleanze a tutti [PD, M5S ecc.], ricorrendo a tatticismi da Seconda Repubblica e all’anti-berlusconismo, candidando infine i vecchi leader politici.
In sintesi, in un momento così drammatico della nostra storia, gli elettori chiedevano sostanzialmente tre cose:

  1. una netta discontinuità col passato partitocratico, anti-berlusconiano e giustizialista dell’estrema sinistra;
  2. una maggiore attenzione alla società civile, nel senso di un effettivo contributo proveniente dal basso, e non di una cooptazione dall’alto di singoli individui provenienti dalla società;
  3. un leader capace di far sognare, perché è vero che nella sinistra odiano questa espressione, ma hanno sempre avuto bisogno di leader carismatici a cui guardare [Berlinguer, Pertini ecc.]. Non ho grande stima di Ingroia, e l’ho già scritto in altri contesti [qui e qui], ma non credo di essere fazioso se dico che le sue esibizioni in TV sono state così noiose da risultare, in alcuni casi, perfino irritanti. Questo non aiuta a trascinare le folle a votarti, nelle urne.

Invece si è scelto di agire in totale continuità col passato, ricorrendo agli stessi schemi utilizzati dall’estrema sinistra negli ultimi 19 anni. Persino l’anti-berlusconismo ha fatto il suo tempo, non certo perché a sinistra siano diventati berlusconiani, ma perché [credo] si siano resi conto che non basta più dire NO a Berlusconi. L’anti-berlusconismo è ormai diventato una formula di rito, una liturgia da ripetere a memoria, e quindi ha stufato molti elettori.

Ora non tutto è perduto. Tempo un anno al massimo e il paese tornerà alle urne. Ingroia ha tutto il tempo, quindi, per costruire dalle fondamenta il suo progetto politico, puntando su nuove basi. E per cortesia, si dimetta definitivamente dalla magistratura, grazie.
Prossimamente parlerà anche dei due partiti per cui ho votato: rileggendo questo post, prima di pubblicarlo, mi accorgo che molti degli errori commessi da Rivoluzione Civile sono gli stessi o sono molto simili a quelli compiuti dal PD. Strana coincidenza.

*”penoso” per l’ingovernabilità e la situazione di stallo, ovviamente.

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6 risposte a Gli errori di Rivoluzione Civile. Che fine farà?

  1. codicesociale ha detto:

    Condivido in pieno la tua analisi -consentimi il tu-
    Occorre rifondare rifondazione comunista per attuare una vera rivoluzione civile…!?

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    • ilsensocritico ha detto:

      Il tu lo consento sempre e mi fa piacere se lo usi; io uso il “lei” perché non conoscendo l’interlocutore non so mai se vuole il “tu” o il “lei”.
      Secondo me c’è una forte richiesta di cambiamento, anzitutto nella forma di una maggiore partecipazione dal basso. Il limite di Rivoluzione Civile è stato, a mio avviso, quello di propendere per una scelta dall’alto dei candidati e del programma.
      Una cosa che ad esempio non ho scritto, perché mi viene in mente solo ora, è che Rivoluzione Civile non ha avuto molto tempo a disposizione, e questo non ha aiutato a indire le primarie o delle votazioni sul programma. Però per le prossime elezioni il tempo per fare tutto ciò ci sarebbe e RC potrebbe recuperare molti voti andati a Grillo.
      Effettivamente, visto che mi ci fai pensare [ti do del “tu” anche io, se non ti offendi], Rifondazione aveva una natura più movimentista. Ecco, forse recuperando un certo tipo di dialogo, Rivoluzione Civile [RC come Rifondazione] potrebbe recuperare molti più voti.

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      • codicesociale ha detto:

        Se restiamo legati a un ideale, per nobile che esso sia, saremo destinati all’autodistruzione!
        C’è bisogno di molto altro per recuperare consenso, anche se attualmente, alla luce dell’esito elettorale per Rivoluzione civile, quello che a me interessa maggiormente è una diversa formulazione del modo di intendere e concepire la politica, meno legata alle logiche autoreferenziali di un partito e maggiormente votata alle esigenze della collettività attraverso le formule dell’associazionismo di cui il WEB può essere un’ottimo collante!

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      • ilsensocritico ha detto:

        @codicesociale
        Vedremo come si muoverà Ingroia. Intanto Di Pietro si è dimesso dall’IdV, vedremo cosa faranno gli altri.

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      • codicesociale ha detto:

        Lo sai qual’è il punto a proposito di Ingroia, ma anche di tanti altri che fanno politica?!
        Che accanto ai valori etici, alla preparazione tecnica, alla buona volontà, se in politica non hai una buona arte oratoria -Pareto, Weber, Russo…- non riuscirai mai a coinvolgere il popolo, mentre poi viceversa…. … …e lì nascono i danni!
        Saluti…

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  2. Pingback: Il PD è il vero sconfitto. Errori e ambiguità della campagna elettorale | Il senso critico

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