Si va: ecco per chi voterò

Mentre sono in ansia per uno scritto che dovrebbero pubblicarmi, trovo cinque minuti per scrivere questo piccolo post. Come sempre, ricordo che questo blog non è un giornale di propaganda e se vi dico per chi voterò non è per invitarvi a fare lo stesso, ma per discutere insieme del nostro paese, di ciò che andrebbe fatto per migliorarlo e delle persone che probabilmente sono le migliori per farlo. Non è detto che io abbia ragione e sarò contento se mi farete sapere la vostra opinione.

La situazione politica è complicatissima: disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, crisi d’immagine di qualche partito, nuove liste con nuovi leader all’orizzonte e una pessima legge elettorale avranno come conseguenza un Parlamento disgregato in mille parti, con gravi rischi per la governabilità. Anche la situazione economica è molto grave: la recessione si sta aggravando e diventa sempre più difficile trovare un posto di lavoro [io lo sto provando sulla mia persona].

Piccola premessa su quel che potrebbe accadere. Già da tempo dico [notare i finali di questo e questo] che mi sembra altamente probabile che non ci sarà una maggioranza certa dopo le elezioni: i risultati in bilico in regioni come Sicilia e Lombardia [ma in quest’ultima regione il centrosinistra sembra in ascesa], rischiano infatti di risultare decisivi e di non far raggiungere al centrosinistra la maggioranza al Senato. Il punto centrale del problema è dato da due questioni: al Senato il premio di maggioranza viene assegnato regione per regione, pertanto se il centrosinistra non dovesse vincere in Lombardia e Sicilia non otterrebbe il premio in queste due regioni; per entrare in Senato un partito deve ottenere almeno l’8% dei voti se non fa parte di una coalizione, o se la sua coalizione prende meno del 20%; oppure deve ottenere il 3% se invece si presenta da solo alle elezioni.

In pratica, PDL, PD, SEL, Lega nord, Scelta Civica, il Movimento Cinque Stelle e la SVP sono sicurissimi di entrare in Senato: i primi tre fanno parte di una coalizione, in base agli ultimi sondaggi disponibili è altamente probabile che prenderanno almeno il 3% in molte regioni; la Lega è in crisi, ma nelle regioni del Nord prenderà almeno un 10% un po’ ovunque, con un margine di sicurezza quindi molto ampio; Scelta Civica fa parte di una coalizione che non raggiungerà mai il fatidico 20%, ma dovrebbe entrare comunque al Senato [nei sondaggi ha un rassicurante 9% circa]; il M5S è l’unico di questi partiti ad andare da solo, ma prenderà una percentuale altissima, probabilmente tra il 15% e il 20%, quindi non avrà problemi; la SVP, in quanto partito rappresentante di una minoranza linguistica, deve prendere almeno il 20% per entrare in Senato, cosa altamente probabile a Bolzano.
Tutti gli altri partiti sicuramente non entreranno in Senato. Forse solo La Destra riuscirà a superare il 3% nel Lazio, e quindi si aggiungerà al gruppetto. L’UDC, invece, che fa parte di una coalizione messa male nei sondaggi, o prende l’8% da qualche parte o è fuori. FLI, Fermare il Declino*, Rivoluzione Civile, Centro Democratico [quello di Tabacci e Donadi], Forza Nuova ecc.ecc. non entreranno MAI in Senato. A cosa servirà votarli?

Io avevo pensato di votare per Fare – per Fermare il Declino. Le mie idee son quelle: ho quasi sempre votato per i Radicali ma alcune decisioni incomprensibili, nonché la loro ostinazione a muoversi sempre come un partito da zero virgola, senza contare la personalità ingombrante di Marco Pannella, mi hanno convinto a votare per i liberali di FiD. Non sto qui a dirvi la delusione per la figura da cialtrone fatta da Giannino sul fantomatico master alla Chicago Booth: altri politici si sono macchiati di colpe ben peggiori, senza che nessuno gli abbia mai detto alcunché, ma è stata una cosa imbarazzante e ha fatto benissimo a dimettersi. Restano i 10 punti del programma di FiD, che sottoscrivo in pieno e che sono stati redatti con l’aiuto di Michele Boldrin, Luigi Zingales, Sandro Brusco e molti altri. Resta anche la consapevolezza che in FiD il leader si dimette perché ha mentito sui suoi titoli di studio; altrove, invece, Vendola può essere accusato di aver fatto pressioni sull’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale per ammorbidirne il giudizio sull’Ilva, senza che si muova foglia.
Il Partito quindi appare sano ed ha, a mio avviso, un buon programma. Per questo voterò per Fare – per Fermare il Declino alla Camera.

Al Senato, invece, dove FiD ha zero possibilità di ottenere dei seggi, mi turerò il naso e voterò per il Partito Democratico. Monti è votabile alla Camera, dove nel Lazio ha candidato gente seria e capace come Marco Simoni e Carlo Calenda, ma non lo è al Senato, dove ha scelto come capolista Pierferdinando Casini.

E’ necessario garantire stabilità al prossimo Parlamento e concentrare il più possibile i nostri voti sui partiti decenti, per ridurre ai minimi termini Berlusconi e la Lega. E’ necessario ricostruire dalle fondamenta la nostra democrazia malata. Bersani l’ha capito, per questo ripete che cercherà a tutti i costi un dialogo con Monti, senza dar vita a governicchi tipo Unione-2006. Ed è per questo che, anche se turandomi il naso, voterò PD al Senato.

*aggiornamento: non conosco i sondaggi regione per regione, probabilmente FiD nel Nord potrebbe avvicinare la soglia dell’8% in qualche regione, come potrebbe avvicinarla anche Rivoluzione Civile in Sicilia e Campania. Restano i miei dubbi a riguardo, ma la possibilità esiste.

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6 risposte a Si va: ecco per chi voterò

  1. Rob Zombie ha detto:

    Sì ma attenzione, per il Senato lo sbarramento si calcola su base regionale. L’8% a Fare sarà anche “possibilità zero” dove abiti, ma per un veneto, friulano (o forse pure lombardo), sebbene molto molto dura, potrebbe essere raggiungibile. Insomma, per me dovevi specificare 😉

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  2. Pingback: Gli errori di Rivoluzione Civile. Che fine farà? | Il senso critico

  3. giaimeddu ha detto:

    Del senno di poi son piene le fosse e mi spiace che FiD abbia fatto una fine miserevole il giorno dopo le elezioni. Non ho ben capito che è successo, mi puoi aiutare?

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  4. ilsensocritico ha detto:

    E’ un casino difficile da sintetizzare pure per i fondatori di FiD, credo. A quanto ho capito, dopo l’affaire Giannino, i fondatori si sono quasi tutti defilati, eccetto Carlo Stagnaro e pochi altri. La nuova leader, Silvia Enrico, ha suscitato scarsi entusiasmi perché sconosciuta ai più e poco abituata alla ribalta mediatica. E dopo l’insuccesso alle elezioni, sono stati persino sul punto di dar vita a una scissione.
    Tu mi chiederai: in cosa si può scindere un partito che ha preso l’1%? Appunto, questo dà l’idea delle difficoltà che i fondatori di FiD hanno avuto nel creare un partito vero e proprio. Tutto credo sia dipeso dalla vicenda Giannino e dalla diversità di atteggiamento nei confronti di Zingales, che denunciò il curriculum taroccato a pochi giorni dalle elezioni.
    Ora faranno un congresso, di cui qui trovi le regole . Vedremo prossimamente che sviluppi avrà il partito, ma la vedo male.

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  5. Pingback: #MarcoPannella, un ricordo personale | Il senso critico

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