Sui recinti chiamati “partiti”

Il mio commento a questo post di Luca Sofri. Sono sicuro che in pochi sarete d’accordo con me, date libero sfogo alle vostre critiche.

“Ricordo un post di Leonardo Tondelli, sul suo blog, in cui spiegava [supportato in questo da taluni suoi commentatori] che era MOLTO MEGLIO allearsi con Casini dopo le elezioni, piuttosto che togliergli i voti e governare da soli. Attenzione che il risultato politico alla fine risulta lo stesso: in entrambi i casi il centrosinistra deve spostarsi al centro e moderare le sue posizioni. Mentre però con la “vocazione maggioritaria” perseguita da Renzi lo spostamento avviene in totale autonomia [vai per conto tuo e decidi tu su cosa puntare per convincere gli elettori moderati a votarti], con la “logica da Prima Repubblica” devi fare i conti con i politici avversari, fare delle trattative estenuanti, con il rischio di non riuscire a governare o di rinunciare a cose per te fondamentali: esempio classico, i PACS o chiamateli come volete, che con Renzi saresti riuscito a crearli, mentre con Bersani non otterrai nulla perché Casini glielo impedirebbe.
Sono convinto che, nonostante vent’anni di bipolarismo, la mentalità comune sia ancora ferma agli anni della Prima Repubblica: le elezioni servono a distinguersi nettamente gli uni dagli altri, ognuno ha il suo partito da votare e pretende che questo resti PURO e INCONTAMINATO dalle idee altrui; se non si ottiene la maggioranza, pazienza, si cercherà qualche forma di accordo con i centristi, anche se questo impedirà di mettere in pratica le IDEE PURE per cui abbiamo votato; il voto non serve a scegliere un governo in base ai programmi proposti all’elettorato, ma serve a delegare qualcuno a scegliere successivamente cosa fare e con chi fare, senza che venga interpellato l’elettorato; il partito, o meglio l’apparato del partito, per cui voterò, sa meglio di me cosa c’è da fare e se è il caso di allearsi con organismi putrescenti in Parlamento da trent’anni.
L’importante è che il partito in campagna elettorale difenda l’articolo 18: poi se in Parlamento lo abolisce perché lo pretende Casini, pazienza. Questa è la mentalità, malata, di certi elettori del centrosinistra.”

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