Monti e il futuro dell’Italia

Un po’ ebbro per il vinello bevuto negli ultimi giorni, vorrei dire un paio di cose sull’Agenda Monti e, soprattutto, sul futuro del nostro paese.

L’Agenda Monti si presta a moltissime critiche: da parte mia, che non ho avuto il tempo di leggere tutto il testo, vorrei segnalarvi le critiche intelligenti di Fermare il Declino e di Mila Spicola, ex responsabile scuola del PD e schierata con Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra.

Io vorrei concentrarmi su un aspetto poco trattato dalla stampa italiana: il futuro del centrodestra dopo la fine del berlusconismo.
Molti hanno criticato Monti sostenendo che voglia riproporre una sorta di Democrazia Cristiana. Non piace nemmeno a me la prospettiva di un centrodestra composto da gente come Casini, Montezemolo, Fini, forse persino Frattini e Quagliarello.  Per questo, a mio parere Monti non può e non deve accontentarsi di raggrumare gruppuscoli politici vari attorno al suo progetto: deve candidarsi apertamente e formare una lista aperta a politici e cittadini non compromessi con la Prima e la Seconda Repubblica.

L’errore che sta compiendo Monti, almeno quello più grave, è quello di ritenere che la crisi italiana riguardi il mancato rispetto di vincoli di bilancio. Non è così, quello è il sintomo, non il problema. La malattia di cui soffre l’Italia è la crisi politica in cui il paese si ritrova da almeno vent’anni. Le mancate riforme e il debito pubblico sempre alto dipendono da un conflitto politico bestiale che ha ammorbato l’Italia in tutti questi anni, fatto di proposte irrealistiche e populiste. Se non si risolve il problema politico, si possono sistemare i conti pubblici nell’immediato ma non si riformerà il sistema: la crisi, quindi, prima o poi tornerà tale e quale a quella che viviamo oggi.

Per questo, secondo me Monti dovrebbe perseguire un progetto molto più ambizioso di quello delineato nell’Agenda. Deve riorganizzare il centrodestra, creando una coalizione alternativa a quella berlusconiana, composta da personalità non compromesse con gli ultimi vent’anni di battaglie snervanti: bene puntare su Ichino, Olivero, Andrea Romano e direi anche Riccardi; meno bene puntare su Cesa, Pisanu, Fini, Bocchino, Casini e simili.
L’obiettivo deve essere creare un centrodestra moderno di ispirazione liberale, con cui liberare l’Italia dalla palla al piede del berlusconismo e dei suoi adepti.

Anche Bersani [lo dico da avversario, visto che ho votato per Renzi alle primarie] lo ha capito, per questo si guarda bene dall’attaccare Monti. Il leader del PD non vuole affatto un inciucio dopo le elezioni, come lo accusano a sinistra, ma vuole rifondare la democrazia italiana su basi più solide di quelle su cui si fonda oggi: un centrodestra serio schierato contro un centrosinistra altrettanto serio, distinti e responsabilmente avversari, ma disposti a mettersi assieme per il bene della democrazia, com’è avvenuto nell’immediato Dopoguerra.
Monti, invece, mi sembra un po’ titubante. La conferenza stampa del 23 dicembre mi aveva fatto ben sperare: le critiche a Berlusconi, continue e decise, mi avevano fatto pensare che l’ex commissario europeo avesse capito la direzione da prendere. Le titubanze sulla propria candidatura e il contenuto dell’Agenda, che non dice nulla a riguardo, mi hanno fatto invece un po’ ricredere.

L’obiettivo non deve essere risanare i conti dell’Italia, ma salvare il paese dalla malattia politica da cui è affetta da almeno vent’anni. Monti cerchi di essere ambizioso e non ceda alle timidezze di questi giorni. Scenda in campo, ma sul serio, e rifondi il centrodestra. Se lo farà, saremo anche disposti ad accettare un nuovo governo tecnico, che sembra oggi un esito inevitabile delle elezioni del 2013.

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