Io sto con Marco

Da vecchio elettore dei Radicali e della Rosa nel Pugno, non posso fare a meno di dire qualcosa sullo sciopero della fame che sta facendo in questi giorni Marco Pannella. Com’è noto, il leader anti-proibizionista protesta contro la condizione di inciviltà a cui sono costretti i detenuti delle carceri italiane. Anche se è ovvio il tentativo di attirare l’attenzione sul proprio partito a due mesi dalle elezioni, si tratta di una battaglia che da sempre fa parte del programma politico dei Radicali: già nel 2005, ad esempio, proposero una Marcia di Natale, a cui partecipai anch’io assieme a mio fratello, per richiedere a gran voce al Parlamento l’amnistia; la Marcia non andò a buon fine, e tutto ciò che si ottenne fu solo l’indulto, che non risolse affatto il problema del sovraffollamento delle carceri.

In questo paese, ormai avviato verso il degrado civile e morale, sembra non esserci spazio per la difesa dei diritti dei detenuti, visto che da anni i Radicali denunciano il problema e nessuno è mai intervenuto. Ogni tanto appare qualche articolo sui tentativi di suicidio nelle carceri, che raggiungono ormai livelli pazzeschi: negli ultimi vent’anni sarebbero oltre 16mila, fortunatamente non tutti andati a buon fine. Poi, però, questi articoli vengono dimenticati subito e tutto torna come prima: qualche radicale continua a fare lo sciopero della fame e della sete, qualche politico continua a parlare di riforme necessarie, qualche altro politico continua a chiedere di tenere in galera i delinquenti…..e non cambia mai nulla.

La cosa pazzesca è che molti ignorano che gran parte dei detenuti [circa un terzo] è in attesa di giudizio. Avete capito bene: circa 28mila detenuti su oltre 60mila totali. Il problema, però, è ancora più grave secondo me. Un colpevole resta sempre un essere umano e, in quanto tale, non deve “marcire in galera”, come direbbe un leghista, ma deve essere riabilitato: deve avere il diritto, cioè, di riconquistarsi una vita normale oltre il carcere, trovando la possibilità di studiare e imparare un mestiere per quando, prima o poi, uscirà dal carcere.

Fortunatamente non c’è solo Marco Pannella a difendere i diritti dei detenuti e a cercare di domare l’onda demagogica che preferisce disumanizzare chi sta dietro le sbarre. Persone come Ornella Favero, che dirige un quotidiano scritto da detenuti e per detenuti, ci ricordano infatti che si può essere giusti nei confronti di chi trasgredisce le leggi solo se non gli si nega un briciolo di umanità, come invece troppo spesso accade nelle carceri italiane.

Per tutto questo, quindi, dico grazie a Marco e grazie ad Ornella e a tutti coloro che dedicano il loro tempo per chi vive come un rifiuto della società.

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