Ghe pensi mi

Luca Cordero di Montezemolo

Ed ecco l’ora di Montezemolo in politica. Luca Vita propone sul suo blog un interessante confronto tra Beppe Grullo e Montezemolo, che trovate qui. Per quanto mi riguarda, vorrei soffermarmi su un aspetto che mi sembra importante in questa probabile discesa in campo [peraltro non è nemmeno certo che sarà Montezemolo l’eventuale candidato premier di Italia Futura]. Cito il mio commento al bel post di Luca:

Montezemolo […] mi sembra il tipo che si avvicina alla politica con un atteggiamento positivo, cioè credo che ci creda davvero in quel che dice, ma temo che non abbia ben chiaro cosa sia la politica, soprattutto in Italia. Non basta sfruttare la propria notorietà, fare un cartello elettorale e vincere le elezioni per poter cambiare radicalmente il paese, come invece credo che ritenga Montezemolo.
La frammentazione dei partiti, che era già a livelli notevoli nel 2008, nel 2012 ha raggiunto una gravità eccezionale e credo che sarà difficile trovare una maggioranza coesa su qualsiasi tipo di programma, in particolare per un programma [credo] liberale come quello di Montezemolo.
Insomma, secondo me il problema con Montezemolo è che si illude di poter cambiare qualcosa con uno schiocco di dita. Governare è molto diverso dall’elaborare proposte in un think tank di secchioni, perché richiede una cosa molto difficile: convincere gli elettori e ottenere una maggioranza coesa […] il think tank da solo non basta, ci sono elettori da convincere e una classe politica da ricreare dal nulla, due cose non proprio semplici da fare.


Sono sincero, non mi dispiace il progetto di Montezemolo, soprattutto se fosse vero che, cito l’articolo di Repubblica linkato all’inizio, “ “Italia Futura” non stringerà patti con nessuno “. Il problema è che la politica non è fatta solo di idee e progetti, ma anche di fatti concreti. A parole, seduti nel proprio studio alla Bocconi a scribacchiare un editoriale per il Corriere della Sera, oppure in piedi davanti a un microfono a un convegno di Italia Futura, è molto semplice risolvere i problemi. Nella realtà, però, ti scontri con un Parlamento frazionato in almeno una decina di partiti in continua rissa tra loro, organizzazioni sociali pronte ad osteggiare qualsiasi provvedimento tu possa prendere, una classe dirigente da ricostruire dalle fondamenta: tutto ciò, dando per scontato che tu possa contare su una maggioranza solida, coesa, omogenea, senza yes-man mediocri come quelli che circondavano Berluscone, ma abbastanza coesa da non dividersi su ogni provvedimento, alla ricerca continua di visibilità mediatica, com’è accaduto a più riprese al centro-sinistra.
Come ho scritto qui, “Monti è entrato finalmente nel calderone della politica, quello in cui non contano più le vuote parole degli specialisti, ma conta solo la concretezza dei politici di professione“. Ecco, ora toccherà a Montezemolo capire quanto sia difficile mettere in pratica le proprie idee. Nella lettera pubblicata sul Corriere della Sera ho notato un approccio positivo in questa discesa in campo: innanzitutto, almeno a parole, gli è chiaro che il “ghe pensi mi” è il modo sbagliato di aiutare l’Italia ad uscire dal baratro in cui è caduta; in secondo luogo, non sembra intenzionato a ricercare alleanze col primo che passa, cosa importante visto che i governi di coalizione, in Italia, si sono risolti in un fallimento perché la continua ricerca di visibilità da parte dei partiti ha inevitabilmente indebolito la forza dei governi di cui facevano parte: è meglio quindi procedere da soli, eventualmente cercando accordi su singoli temi e provvedimenti in Parlamento.

Resto dubbioso, in attesa di capire come si muoverà Italia Futura nelle prossime settimane. Spero che qualcuno gli spieghi che governare l’Italia è molto diverso dal gestire un’azienda come la Ferrari: gli italiani saranno pure “azionisti dello Stato”, per citare sempre la lettera di Montezemolo al Corriere, ma il presidente del Consiglio non è un amministratore delegato [“ghe pensi mi”] che decide in prima persona, ma uno che deve trattare con leader di partito, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, elettori ecc.ecc. Speriamo che lo capisca in fretta, altrimenti si tratterà dell’ennesimo progetto fallimentare e dell’ennesima occasione sprecata.

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