Ancora il “nuovo” centro?

Dice Menichini, in un articolo comparso sul Post a proposito dell’ennesimo vaneggiamento di Casini sul Grande Centro, che i rappresentanti del Terzo Polo non hanno ben chiara la situazione che l’Italia sta vivendo. Il loro tentativo di ritagliarsi uno spazio nell’Italia del futuro, secondo il direttore di Europa,  rischierebbe di rivelarsi illusorio: “uno dei motivi sta, con tutto il rispetto, nelle loro biografie: non esattamente adatte a interpretare la confusa ma drastica domanda di novità che percorre il paese“, scrive nel suo articolo.

Non capita spesso, ma sono d’accordo con Menichini e penso che la classe politica italiana, almeno quella parte che tutto sommato possiamo considerare decente [Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Daniele Franceschini, Angelino Alfano ecc.], dovrebbe rendersi conto del fatto che siamo ad un punto cruciale della storia italiana. Viviamo una situazione drammatica in cui una violenta crisi economica e finanziaria si associa ad una crisi sociale e politica di proporzioni immani. Non è più il momento di vuoti tatticismi, riposizionamenti e progetti velleitari o retorici. E’ arrivato il momento di favorire una svolta radicale.

Il successo del Movimento Cinque Stelle e dell’Italia dei Valori, nonché l’alta percentuale di astensionismo che emerge dagli ultimi sondaggi, confermano la necessità di questa svolta. Le strade davanti a noi sono due a questo punto: favorire la svolta, in qualsiasi modo democratico che ci è consentito [perché no, anche votando per Grillo se necessario], o far finta di nulla e continuare con le nostre beghe politiche quotidiane, come l’ingresso in politica di Montezemolo, il futuro di Passera, le alleanze col Terzo Polo, il Grande Centro e tutta la fuffa che negli ultimi 4 anni abbiamo trovato sui giornali.

E’ necessario voltare definitivamente pagina e bisogna farlo in modo radicale. Serve, detto in due parole, una svolta radicale.
O la classe politica lo capisce, e possiamo fare a meno di votare per Grillo [che, per quanto odiosamente populista, offre uno sfogo pseudo-democratico alla rabbia sociale, che altrimenti chissà come si esprimerebbe], oppure continuerà a vivere con indolenza questa situazione, con l’immediata conseguenza che nemmeno il Movimento Cinque Stelle riuscirà a contenere più la rabbia e il disagio profondo dei cittadini.

Berlusconi, nonostante il rincoglionimento degli ultimi mesi, sembra aver capito la situazione e cerca di muoversi di conseguenza: purtroppo, come è tipico del personaggio, offre un progetto politico solo apparente, perché il nuovo partito sarebbe solo un involucro con un nome diverso da quello attuale ma con le stesse facce di oggi [Cicchitto, Gasparri, La Russa ecc.]. Credo peraltro che sia solo un tentativo maldestro di cavalcare la situazione, come già aveva fatto nel 1994 con la nascita di Forza Italia.
Gli altri leader cosa faranno? Resteranno a guardare mentre l’Italia verrà inghiottita chissà per quanto tempo dal buco nero della crisi, o decideranno finalmente di aprire le porte al rinnovamento?

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