Una vita che si spegne

Leggo oggi della morte di Lucio Magri. Era da una settimana che cercavo di organizzare un articolo sul governo Monti, in sospeso tra misure ancora da prendere, ricatti dei partitucoli ‘caciaroni’ presenti in Parlamento, scelta dei sottosegretari, crisi europea, e ora mi ritrovo qui, solo soletto, a commentare la morte di uno dei fondatori del Manifesto.

Suicidio assistito. Depresso fin dal tempo della morte della moglie Mara, forse esausto dopo decenni di lotte contro-corrente. Forse è questo che mi sconvolge: più sei libero e più ti ostini a combattere contro il senso comune e l’ortodossia da due soldi, che in Italia sono le uniche leggi ferree seguite da quasi tutti; più combatti e più vieni messo al tappeto, solo contro tutti, con pochi audaci compagni d’avventura al tuo fianco, fino all’ultimo.

Sconfino nella retorica, lo so, è uno dei miei difetti peggiori. Forse il mio difetto è ingigantito qui dalla sconfinata ammirazione per il gruppo del Manifesto. Parliamoci chiaro, non parlo di idee e proposte politiche, parlo di qualcosa di più etereo e più difficile da spiegare. Parlo di autonomia, indipendenza di giudizio, di senso critico, di ciò che dovrebbe caratterizzare chiunque voglia discutere in modo razionale di politica. Non parlo di tolleranza per le idee altrui, col solito sterile ritornello tratto da Voltaire “non condivido le tue idee eccetera”.

Parlo di discussione. Discutere animatamente, rischiando di trovarsi sempre in minoranza. Discutere nel concreto delle questioni, in maniera razionale, senza lasciarsi andare a puerili frasi qualunquiste, complottismi o frasi sconclusionate, non ragionate, sgrammaticate. Per cambiare le cose, parlare alla pancia del paese [io direi “all’intestino”] serve solo a lasciare tutto così com’è e a far crescere il senso di frustrazione di chi vive in Italia. Parlare in modo più ragionato e riflessivo, forse [sottolineo il forse] in modo meno urlato, aiuterebbe l’Italia a diventare finalmente un paese civile, appartenente alla razza umana.

Purtroppo, non sono un caso, nel nostro paese, il successo del Fatto Quotidiano e la crisi permanente del Manifesto.

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La migliore qualità dell'uomo è il dubbio. Discutiamo insieme dei problemi della politica italiana
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