La morte cerebrale della politica

Forse ci siamo, anche se non è ancora sicuro [io ancora non do per scontato nulla]: il governo Monti si avvicina.
Pragmaticamente me ne dovrei rallegrare, vista la stima che ho per l’ex-commissario europeo e vista la situazione drammatica che l’Italia [e l’Europa] stanno vivendo. Si tratta indubbiamente di una scelta autorevole di un uomo di prestigio [Mario Monti] da parte di un altro uomo di prestigio [Giorgio Napolitano]: e già con questa frase credo di essermi attirato le antipatie di tutta quell’area qualunquista e finto-democratica, rappresentata da Italia dei Valori, Movimento Cinque Stelle, lettori del Fatto Quotidiano eccetera, che vedono in questi due uomini poco meno che il male assoluto [già fioccano in rete le teorie complottiste sul Monti membro della Commissione Trilaterale…..vabbè, no comment].

Lascia però sconcertati la debolezza della politica italiana che, ancora una volta, nel momento del bisogno, decide di abdicare e lasciare ad altri il ruolo di guida del paese. E’ un problema che ha descritto molto efficacemente Ivan Scalfarotto sul Post di ieri, e che vorrei citarvi fedelmente parola per parola:

questa soluzione, a parte lo scopo di salvare il belpaese da sicuro fallimento, lascia aperta una questione fondamentale che è quella della morte cerebrale della politica [il grassetto è mio, N.d.A.]. Se ci voltiamo indietro è la seconda volta in vent’anni che facciamo appello a un salvatore della patria perché venga a risistemare i disastri combinati dalla politica. Ciampi nel 1992 e Monti nel 2011 (quasi 2012) sono arrivati come il settimo cavalleggeri a prendere le decisioni necessarie a tappare un buco di dimensioni gigantesche sia nei conti pubblici che nella credibilità del paese, entrambi chiamati a gran voce da una politica che chiaramente non ce l’ha fatta a risolvere i problemi che essa stessa ha creato“.

In Italia, a quanto pare, la politica italiana sa solo tirare a campare e manca totalmente di coraggio nel prendere decisioni dure, ma necessarie per il bene del paese; se c’è da salvare il Paese, meglio affidare l’incombenza ad un Mario Monti che non deve preoccuparsi di perdere voti alle elezioni. L’espressione “morte cerebrale della politica” spiega quindi benissimo la difficoltà con cui ho appreso la notizia del governo Monti e allora, a questo punto, mi trovo a sottoscrivere l’appello di Heiland Stark.

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2 risposte a La morte cerebrale della politica

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