Governo di unità nazionale o nuove elezioni?

 

Berlusconi sta per concludere il suo lungo ciclo politico, nel modo sicuramente peggiore e pietoso e, data ormai la fine del berlusconismo, resta da capire come si evolverà la situazione politica nel nostro paese. Le alternative sono due, al momento: governo di unità nazionale, presieduto da Mario Monti e appoggiato da PD, Terzo Polo e transfughi del centro-destra, oppure elezioni immediate.

Al di là delle opinioni su quale delle due soluzioni sia la migliore, ognuno può pensarla come meglio crede, bisogna capire cosa comporterebbe ognuna delle due soluzioni e le eventuali possibilità che l’una o l’altra possano accadere.

Sembrerebbe infatti scontato che alla fine si arrivi ad uno scenario del primo tipo: il PDL si sfalda e decine di suoi parlamentari appoggeranno, in quel caso, il governo di unità nazionale. Ma è davvero scontato che ciò accadrà?

Ecco il punto: per me non è affatto scontato che eviteremo le elezioni. Il motivo è semplice: per quale motivo i berluscones dovrebbero appoggiare un governo ‘istituzionale’ che si assuma la responsabilità di fare riforme pesanti e dannose da un punto di vista elettorale, se il risultato [scontato] fosse aiutare il centro-sinistra a vincere a mani basse le elezioni successive?

Parliamoci chiaro: fare queste riforme [qualsiasi cosa si pensi sulla loro bontà] vorrebbe dire perdere un sacco di voti, ed è proprio per questo che il centro-destra non è stato capace di farle; per lo stesso motivo, il centro-sinistra propone il governo di unitò nazionale, in modo da non giocarsi il match-ball alle prossime elezioni. Senza contare che, come sappiamo, Di Pietro e Vendola non appoggerebbero mai misure simili.

Il PDL sa benissimo che perderà le prossime elezioni, a meno di un riavvicinamento con l’UDC che ora sembra impensabile. Allora perché togliere al centro-sinistra la patata bollente? Per responsabilità nazionale dovrebbe farlo, fare un passo indietro, accettare il governo Monti e votare questi provvedimenti per il bene del Paese, pur sapendo che faciliterà il compito del centro-sinistra dopo che avrà vinto le elezioni. Ma voi credete che ci sia questo senso di responsabilità nel centro-destra?*

*Aggiornamento del 20-11-2011. Leggendo l’editoriale di Sergio Romano sul Corriere di oggi, mi sembra che i fatti [allo stato attuale] mi stiano dando in qualche modo ragione e accomunano centro-sinistra e centro-destra. Speriamo bene.

Aggiornamento del 05-06-2012. A distanza di circa 6 mesi e mezzo dall’editoriale di Sergio Romano e di 7 mesi dal mio post, persin Massimo Giannini si è accorto che ai politici italiani interessa più il proprio tornaconto elettorale, che il destino del paese. Meglio tardi che mai.

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3 risposte a Governo di unità nazionale o nuove elezioni?

  1. Heiland Stark ha detto:

    Che dire? Leggo ovunque critiche lucide e precise sui possibili (probabili) scenari dei prossimi mesi, ma quello che manca è il passaggio logico successivo. Quando come dici tu, i politici calcolano in base alla loro possibile e futura elezione il peso delle proprie scelte, rinunciano di fatto al ruolo che è stato loro assegnato. Sarebbe quindi auspicabile che da parte dell’elettorato venissero chieste delle dimissioni di tutti i politici. In un altro Paese i giornalisti sarebbero più attenti e pronti a chiedere a politici inutili di farsi da parte (non solo al Primo Ministro).
    Eppure si continua a bisticciare su quale coalizione potrà meglio “fregare” gli elettori e riuscire a farsi votare senza essersi “sporcate le mani” con delle riforme necessarie al Paese.
    Stiamo per riassistere alla solita commedia all’italiana.
    Heiland Stark

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    • Immanuel Kant ha detto:

      Mi trovi d’accordo. A distanza di 18 anni dal governo Ciampi la classe politica italiana si vede costretta a richiedere l’intervento di una personalità ‘esterna’ e ‘a-politica’ per prendere decisioni fondamentali per la salvezza del Paese.
      Qualche commentatore, nelle settimane scorse, ha ritenuto scandaloso il tentativo di organismi sovranazionali, come FMI e BCE, di commissariare il governo italiano: è evidente, però, che nessun governo italiano [almeno negli ultimi venti anni] sia stato in grado di prendere decisioni fondamentali per il nostro futuro. E’ l’Italia che ancora una volta sceglie volontariamente di lasciarsi commissariare: ci facciamo imporre dagli altri le riforme, per poi ritornare, una volta conclusa l’esperienza del governo Monti, a vivacchiare come abbiamo fatto negli ultimi vent’anni.
      Un ricambio corposo della classe politica è quindi sicuramente auspicabile ma mi sembra di difficile attuazione nell’immediato, basta vedere quel che accade a Renzi: qualsiasi cosa possiamo pensare del suo progetto [io sono dubbioso], è evidente che da outsider deve scontrarsi con le incrostazioni del nostro sistema politico, dovute anche ad un elettorato che forse non è molto consapevole di quel che accade [noto molte critiche pregiudiziali e immotivate su Renzi].
      Grazie del tuo contributo!

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  2. Pingback: Appello per le primarie | Il senso critico

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