I 100 punti della Leopolda (2)

Riprendiamo, a grande richiesta, la discussione sui 100 punti proposti da Renzi, partendo dal “TEMA 2 – FAR TORNARE I CONTI PER RILANCIARE LA CRESCITA”. La velocità di pensiero non è mai stato il mio punto forte, spero di terminare quanto prima.

18. Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni […]

Sono contrario alle privatizzazioni ‘ad minchiam’ [cit. Franco Scoglio]. Se parliamo di Eni ed Enel, non ci siamo proprio. Se parliamo di municipalizzate, preferirei una loro fusione ‘settoriale’: ad esempio, preferirei una fusione delle municipalizzate dell’energia, come A2A e Acea, mantenendo i comuni come principali azionisti e studiando un assetto organizzativo che impedisca la lotta per il potere fra i diversi azionisti; a ciò, andrebbe aggiunta una sana liberalizzazione. Sul tema ritornerò in futuro, in due righe non si spiega nulla. Comunque, no privatizzazioni ‘ad minchiam’, sì [eventualmente] a privatizzazioni fatte bene, ma non è con quelle che trovi i circa 400miliardi di euro per diminuire il debito pubblico dell’entità proposta da Renzi. Io credo che la soluzione migliore sia quella proposta da Pellegrino Capaldo  sul Corriere della Sera: una mega-imposta straordinaria sui beni immobiliari che consentirebbe un forte abbattimento del debito pubblico. Di fatto, si tratterebbe di una sorta di ‘privatizzazione’ del debito pubblico, con due aspetti positivi: anzitutto, i privati potrebbero rateizzare la loro quota di debito da pagare, senza avere una mazzata improvvisa sul proprio capo; secondo, lo Stato risparmierebbe svariati miliardi di euro di interessi sul debito che ogni anno è costretto a pagare: Capaldo parlava di interessi pari a 80 miliardi annui, ma gli interessi allora erano ancora più bassi di ora. Lui propone un dimezzamento del debito, io mi accontenterei di un abbassamento del 30%, l’importante è che questa misura venga proposta assieme a un abbassamento delle tasse consistente: se risparmiamo 20/30 miliardi di spesa per interessi, potremmo ridurre le tasse di una cifra tra 1,3 e 2% del PIL.
Sul patrimonio immobiliare dello Stato, mi fido dei numeri dati da Renzi e 42miliardi di euro di immobili liberi è pochino per abbattere il debito.

19. Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni […]

Sulle pensioni penso che sia necessario solo equiparare l’età delle donne del settore privato per accedere alla pensione di vecchiaia a quella degli uomini: oggi sono, rispettivamente,  60 anni e 65 anni. Per il resto, sulle pensioni di vecchiaia c’è poco da fare perché siamo già tra i più virtuosi.
Sulle pensioni di anzianità penso che sia ridicolo proporne l’abolizione, visto che persino l’innalzamento dei parametri di pensionamento sembra impossibile. Forse l’ideale sarebbe un sistema di incentivi per rimanere a lavorare, magari utilizzando parte dei contributi previdenziali degli anni successivi all’età di pensionamento per aumentare la busta paga.

20. Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni […]

Non so cosa voglia dire perché non spiega un tubo. Mio padre ha due pensioni ad esempio: una da ex-lavoratore, un’altra di invalidità permanente e parziale [non taroccata, ve lo garantisco], sarebbe ridicolo chiedergli di rinunciare alla seconda [per risparmiare 200 euro scarsi]. Meglio una stretta sulle pensioni di invalidità fasulle e l’abolizione dei vitalizi dei politici.

21. Una rivoluzione copernicana per il fisco […]

Bella frase. Non dice nulla, ma è molto bella. Aumentare le tasse sulla rendita finanziaria è giustissimo, ma non credo che otterresti le risorse per diminuirle in altri settori. Abbattere il debito [vedi punto 18] aiuterebbe a trovare queste risorse. La priorità deve essere l’abolizione o quanto meno una riduzione dell’IRAP, tassa ingiusta che si paga anche se si è in perdita.

22. Abolizione dell’IRAP. […]

Mi ha anticipato. Giusto azzerare i sussidi alle imprese, ma non so se basterebbe per finanziare l’abolizione dell’IRAP. L’abbattimento della spesa per interessi sul debito pubblico darebbe un aiuto ulteriore.

23. Uscire dal sommerso. […]

Se ho un’azienda in nero, non pago le tasse. Secondo te, per quale motivo un abbassamento delle tasse dovrebbe convincermi a cominciare a pagarle?
L’abbassamento delle tasse va esteso semmai a chi investe in ricerca e innovazione [information technology, ammodernamento dei sistemi produttivi ecc.] e segue i criteri di sostenibilità ambientale [ad esempio il risparmio energetico]. Il problema è trovare i danari per finanziare il taglio delle tasse.

24. Le procedure per la crisi d’impresa come leva per la competitività del sistema. […]

Tante parole inutili sintetizzabili con la più semplice: appoggio la proposta di Ichino. Sono favorevole a un mercato del lavoro flessibile perché incentiva le imprese ad assumere: se so che i neo-assunti non potranno mai essere licenziati, non li assumo e mi tengo il piccolo orticello da coltivare; se so che invece, in caso di bisogno, posso licenziarli, li assumo accettando il rischio. Se aumentano in questo modo i posti di lavoro, avremo più reddito e più consumi e, quindi, molti di questi nuovi posti di lavoro resteranno stabili. Ovviamente sussidi di disoccupazione e incentivi all’aggiornamento professionale sono necessari.

La flexsecurity danese, però, comporta probabilmente un aumento della spesa per il Welfare. Quindi il sistema andrebbe ben studiato per evitare eccessi di spesa, magari agendo sulla percentuale del vecchio stipendio da dare come sussidio.

25. No ai condoni. […]

Questo lo davo per scontato!

26. Riformare gli ordini professionali. […]

Io proporrei l’abolizione degli ordini professionali. Al massimo, proporrei un registo pubblico al quale essere iscritti, ma senza alcun tipo di vincolo che non sia il titolo di studio affine al settore in cui operi: se sei laureato in Odontoiatria, a che ti serve essere iscritto all’ordine degli odontoiatri? Ti tutela da qualcosa? L’Ordine dei giornalisti da cosa ti tutela, che non possa fare un Comitato di Redazione? E l’Ordine degli Avvocati?

27. Liberalizzare i servizi pubblici locali. […]

È una delle cose che ho spiegato già in precedenza. Sono ovviamente favorevole in tutto. Proporrei la fusione settore per settore delle varie municipalizzate in modo tale da creare tre, quattro aziende medio-grandi; le reti infrastrutturali in cui operano [ad esempio, le reti elettriche] devono restare pubbliche e applicare tariffe eque e uguali per tutti i competitori, pubblici e privati, stabilite dall’Antitrust [o dalla Autorità Garante dell’Energia]. Piccolo esempio: la Rete ferroviaria deve essere gestita da una società indipendente da Trenitalia e applicare alle aziende di trasporto su rotaia tariffe eque valide anche per Trenitalia.

Riduzione corposa del numero dei consiglieri di amministrazione delle varie società pubbliche. I bilanci delle società pubbliche devono essere accessibili a chiunque, anche se non si tratta di società quotate in Borsa.

 

28. Antitrust obbligatorio. […]

Sono contrario. Le leggi le fa il Parlamento che, se vuole, può ascoltare i pareri degli esperti oppure no. Semmai inviterei l’Autorità Garante della Concorrenza a multare in maniera più pesante le aziende che distorcono il mercato con la loro posizione dominante: l’Eni multata per 100mila euro fa ridere.

29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. […]

Tema spinoso. L’argomento va approfondito e non mi sembra una priorità del Paese. Mi sembra come proporre la privatizzazione del sistema pensionistico, quindi istintivamente non mi piace.

30. Ridurre il numero delle norme. […]

Anche qui, belle parole, tanto fumo e poco arrosto. I numeri, in sé, non dicono nulla. Una proposta che si può fare, tra le migliaia possibili, è di smetterla con i maxi-emendamenti, che modificano piccole sezioni di leggi precedenti. Ogni nuova legge dovrebbe prevedere l’immediata cancellazione di quella precedente e contenere nel testo gli articoli della legge abrogata che vanno mantenuti. Così si eviterebbero astrusi riferimenti a leggi ignote ai più.

31. Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. […]

Mamma mia. Belle parole o poco più, soprattutto perché mette assieme realtà diverse come sanità e università. Sulla sanità penso che andrebbero fatti controlli a campione nei singoli ospedali, con ispettori statali che controllino quel che accade e lo segnalino ai dirigenti del Ministero per la rimozione eventuale dei dirigenti di un ospedale o di un reparto. La competizione fra ‘ospedali’ mi sembra ridicola, perché non credo che se devo fare un’ecografia e a Roma devo aspettare due mesi [dico per dire, sto inventando], vado a farla a Bressanone perché mi fanno aspettare 10 giorni. La competizione riguarda l’eccellenza semmai, non i servizi essenziali: è lo stesso motivo per cui la competizione può riguardare le università, ma non di certo le scuole elementari!

32. Una Delivery Unit sul modello UK. […]

Non conosco l’entità descritta. Non capisco perché farne una sotto il controllo del Presidente del Consiglio, e non diverse per ogni ministro competente.

33. Dirigenti a termine nelle aziende pubbliche. […]

Beh, sì, puoi dirigere un’azienda se fai bene il tuo lavoro. Più che una scelta centralizzata, però, visto che sarebbe difficile per il governo controllare i risultati di tutte le aziende pubbliche, devono essere gli azionisti ad intervenire, quindi gli enti locali. In un contesto liberalizzato, le clientele non possono prosperare, perché o aumenti le tue tariffe [e quindi perdi i clienti] oppure aumenti le tasse locali [e quindi perdi i voti].

34. Mezzogiorno. […]

Bene, i fondi europei e statali vengono già spesi e vengono spesi male. Propongo di utilizzarli per i corsi di formazione per i disoccupati [per evitare che si aggancino solo al classico posto pubblico o al classico lavoro in nero] e per l’ammodernamento delle infrastrutture: rete ferroviaria più moderna, ad esempio, dove la rete esistente è ancora quella risalente ai primi del Novecento; diffusione della banda larga e delle reti wifi eccetera

35. Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive. […]

Ritorniamo alla riforma Ichino, vedi punto 24.

36. Riformare gli ammortizzatori sociali. […]

Ritorniamo alla riforma Ichino, vedi punto 24.

37. I contratti aziendali contro i salari poveri. […]

Sostengo al 100%. Se vogliamo dirla tutta, possiamo anche proporre rappresentanti sindacali nei consigli di amministrazione, come avviene in Germania, ma questo richiederebbe sindacati meno ideologizzati.

38. Aliquote rosa. […]

Sono contrario, a meno che non vogliamo considerare le donne una specie protetta.. Ci vogliono più asili nido aziendali, semmai, per sostenere il lavoro delle neo-mamme, e gli incentivi andrebbero impiegati in quello.

 

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