L’Italia degli irresponsabili

L’Italia si affaccia sull’orlo dell’abisso e, inspiegabilmente, non sembra rendersene conto. La cosa più grave, però, è che non si rende conto che rischia di trascinare con sé all’inferno anche il resto d’Europa. L’Italia, da paese fondatore, rischia di diventare l’affondatore dell’Europa unita.

Breve riassunto delle puntate precedenti. L’Italia ha da circa vent’anni un enorme debito pubblico, pari a circa il 120% del Prodotto Interno Lordo [PIL]; dopo anni di relativa tranquillità, l’ultima crisi economica ha accentuato le tensioni dei mercati finanziari nei confronti di questo debito, provocando l’innalzamento dei tassi d’interesse che il nostro paese deve pagare; l’innalzamento dei tassi d’interesse, e della differenza tra questi e i tassi d’interesse sul debito tedesco [lo spread], ha destato le preoccupazioni di investitori e Unione Europea sulla solvibilità dell’Italia; l’Unione Europea, a quel punto, ha preteso dall’Italia un piano di interventi per rassicurare i mercati sulla propria solvibilità, la famosa lettera che Berlusconi ha presentato mercoledì ai capi di stato e di governo dell’Euro-zona.

Riassunto del riassunto: l’Italia rischia di fallire e, siccome l’eventuale fallimento provocherebbe uno shock economico e politico di proporzioni gigantesche nell’Unione Europea e nel mondo, deve impegnarsi per scongiurare questo pericolo.

Stiamo quindi camminando sull’orlo di un abisso di cui non si vede il fondo e, nonostante ciò, nessuno sembra rendersene conto. Il governo pretende di poter fare, dall’oggi al domani e con una maggioranza fragilissima, riforme molto importanti che non è stato in grado di fare nei tre anni precedenti e con una maggioranza molto più solida. L’opposizione moderata si ostina a chiedere [inutilmente] le dimissioni di un governo incollato alla poltrona come la classica cozza allo scoglio, senza proporre nulla per scongiurare il default e senza aver l’aria di voler proporre in Parlamento delle soluzioni alternative a quelle della maggioranza. L’opposizione radicale rifiuta qualsiasi tipo di riforma pensando che tutto si risolverà con uno schiocco di dita o con un taglio dei costi della politica, che in realtà sarebbe puramente simbolico. Nel frattempo, migliaia di persone hanno manifestato a Roma chiedendo addirittura un default controllato [qualunque cosa voglia dire], come se il fallimento del proprio paese  fosse una cosa da niente, come bere un bicchiere d’acqua fresca.

Nessuno che si chieda se sia giusto praticare il solito teatrino all’italiana, piuttosto sterile e inconcludente, con altri paesi che devono pagare di tasca propria le inefficienze del sistema Italia: il fallimento italiano, infatti, farebbe crollare l’Unione Europea e provocherebbe una crisi economica e finanziaria ancor più grave di quella che viviamo ora, ed è quindi da escludere che gli altri paesi non intervengano per scongiurare l’evento; consideriamo inoltre che i soldi con cui la BCE continua ad acquistare i nostri titoli sono soldi di tutti i paesi dell’Euro-zona, compresi quelli con i conti in ordine. Insomma, viviamo alla giornata, senza renderci conto che, così facendo, rischiamo di trascinare nel baratro il resto d’Europa e via via, assieme ad essa, come fossero tesserine del domino, il resto del mondo [è proprio per questo che paesi come Giappone e Brasile si sono detti disponibili a interventi a sostegno dell’area Euro, tramite l’azione del Fondo Monetario Internazionale, FMI].

Un paese che si ostina a vivere alla giornata, fra i sogni ad occhi aperti degli ‘indignados’ all’italiana e gli sterili tatticismi dei politici, è un paese senza alcun futuro. E non è giusto che siano altri paesi a pagare per i nostri errori.

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