È morto Sergio Bonelli

Avevo recentemente letto un’intervista a Sergio Bonelli, pubblicata da Vittorio Zincone nell’inserto del giovedì del Corriere della Sera, e mi ricordo di aver pensato ai bei momenti passati leggendo Dylan Dog, una delle sue creature più apprezzate dai lettori.

Sergio Bonelli

Il mio ricordo della sua attività editoriale è legato soprattutto a questo fumetto, una vera perla del fumetto italiano. Il ‘padre’ di Dylan Dog, com’è noto, è Tiziano Sclavi, un uomo schivo e riservato [ha rilasciato che io sappia una sola intervista, per un documentario della rete tv Cult] che considero un genio del fumetto, anche se è forse riduttivo e anche un po’ banale rinchiuderlo in questa definizione.

Ecco, Dylan Dog era uno dei fumetti a cui Sergio Bonelli era probabilmente più legato. Un’opera letteraria molto moderna, tra thriller, horror, romanzo sociale e grottesco, a cui ho dedicato intere ore della mia adolescenza. La definizione di opera letteraria vi farà storcere il naso, ma può forse far capire a chi non ha mai letto quel fumetto la complessità narrativa che ne stava alla base. A Sergio Bonelli il grandissimo merito di aver creduto in questo personaggio e nel suo creatore e di aver lanciato grandi protagonisti del fumetto italiano, che in Dylan Dog hanno raggiunto il successo: ne cito due per tutti, il disegnatore Angelo Stano, tra l’altro autore delle copertine, e l’autore Claudio Chiaverotti; non prendetevela per l’assenza di altri grandi nomi [Corrado Roi, Montanari & Grassani ecc.], dovrei andare a spulciare tutti i numeri che possiedo per recuperarli tutti.

Ricorderò sempre il tono affettuoso con cui Sergio Bonelli presentava i nuovi albi in uscita, quasi familiare se posso dirlo. Per quanto possa sembrarvi banale, è lo stesso affetto con cui ho scritto questo post in sua memoria, da semplice lettore di una delle sue creature migliori.

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