Il default è davvero la soluzione giusta?

In questi giorni si discute molto della crisi del debito italiano e ognuno sembra indicare la propria personale e mirabolante soluzione a riguardo: si va dalla patrimoniale proposta recentemente dall’ex banchiere Alessandro Profumo, alle riforme liberalizzatrici richieste a gran voce da economisti come Francesco Giavazzi. Una delle proposte più sconvolgenti  è quella esposta da Guido Viale dalle colonne del Manifesto e prevede una sorta di dichiarazione di default per il nostro paese.

Non ho le competenze tecniche per criticare simile proposta da un punto di vista strettamente tecnico [come non ne ho per appoggiare una delle altre], ma la proposta della ‘bancarotta controllata‘ presenta forti ambiguità che andrebbero in qualche modo chiarite. Provo a sintetizzare quindi i dubbi che suscita nell’uomo della strada, cercando di evitare per quanto mi sia possibile un’analisi troppo frettolosa e rozza.

  1. Anzitutto, cosa diciamo ai sottoscrittori del debito italiano? Circa il 50% del nostro debito pubblico è stato sottoscritto da investitori stranieri [quindi hanno finanziato il bilancio del nostro paese], una discreta parte da piccoli/medi risparmiatori. Non ripagare il debito contratto con loro significa ridurli sul lastrico, come è accaduto, per fare un esempio, a 300mila famiglie italiane che avevano acquistato bond argentini, dopo il default del paese sudamericano. Vi sembra accettabile un fatto simile?
  2. Una parte importante dei nostri titoli di stato sono detenuti da alcune banche internazionali, fra cui le principali banche del nostro paese, come Unicredit e Intesa SanPaolo. Com’è noto, è proprio per questo motivo che le nostre banche oggi hanno valori di borsa bassissimi pur con i conti in crescita: se il nostro paese dichiarasse default, infatti, queste banche avrebbero un buco di bilancio spaventoso che difficilmente potrebbero ripianare. Vi sembra intelligente mandare in fumo i risparmi degli italiani e far crollare l’economia italiana ancora di più, devastando il nostro sistema bancario? Chi finanzierebbe i nostri mutui e gli investimenti [già troppo bassi] delle imprese italiane? La fata turchina?
  3. Il nostro paese ha attualmente un avanzo primario [cioè l’attivo di bilancio esclusa la spesa per gli interessi sul debito pubblico] pari al 2% del PIL: cioè avremmo un bilancio in attivo se non fosse per gli interessi sul debito. Sembra un dato favorevole alla proposta del default, ma dobbiamo ricordare la pesante tassazione presente nel nostro paese, la carenza di servizi  e di un sistema di welfare adeguati, la tendenza della nostra politica ad una gestione molto allegra delle finanze pubbliche, la mancanza di risorse in istruzione e ricerca, la carenza di organici in alcuni settori dell’amministrazione pubblica [al sud mancano magistrati ad esempio rispetto a quanti servirebbero]. Molto spesso questi problemi vengono affrontati in maniera troppo semplicistica, reclamando maggiori spese [come se spendessimo poco!] anziché una spesa più efficiente. Il pericolo, insomma, è che potremmo ritrovarci comunque con un deficit di bilancio continuo, con enormi difficoltà a finanziarlo, visto che il nostro paese [dopo l’eventuale default] non avrà più la credibilità necessaria per attirare i prestiti degli investitori. Come faremmo quindi a pagare eventuali deficit di bilancio?
    Il problema diventerebbe ancor più evidente in caso di una nuova recessione, quando solitamente le entrate tributarie diminuiscono [più disoccupati, meno profitti per le aziende, meno tasse per lo stato] ma le spese restano stabili o aumentano per far ripartire l’economia. Chi si fiderà a quel punto di noi e ci presterà i soldi? Useremo quelli del Monopoli?

Sono tre punti importanti che andrebbero attentamente valutati prima di accettare la proposta del ‘default controllato‘.

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