Movimento Cinque Stelle: aspetti positivi e aspetti negativi

Gian Roberto Casaleggio, fondatore della “Casaleggio Associati

Pizzarotti non fa in tempo a insediarsi come neo-sindaco di Parma, che già scoppia la crisi tra lui e i grandi capi del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grullo e Gian Roberto Casaleggio. Pizzarotti, dovendo scegliere il nuovo direttore generale del comune, ha deciso, ahilui, di nominare Valentino Tavolazzi, ex-direttore generale a Ferrara, recentemente espulso dal M5S dopo aver organizzato un convegno a Rimini sul futuro del Movimento. Non so cosa rischi in questo momento Pizzarotti, ma ha fatto certamente una scelta contro-corrente nominando l’epurato dai Grandi Capi.

Voglio a questo punto chiarire il mio pensiero sul M5S, dopo le scorse elezioni amministrative che ne hanno confermato l’importante ascesa.

Ho già scritto qui che non è necessariamente un male il successo di Beppe Grullo. La fine della Seconda Repubblica è vicina, i partiti tradizionali appaiono allo sbando, la crisi sociale ed economica è gravissima: in una situazione simile, l’esasperazione della gente può portare anche a fatti eclatanti, ed è importante che ci sia un partito che riesca a intercettare questa esasperazione e a veicolarla su strade più civili e democratiche. A questo aspetto positivo si aggiunge quello di un programma interessante: si tratta di un programma da lista civica, in cui le cose più interessanti riguardano aspetti locali; altre proposte sono fin troppo generiche, ma questo accade anche in altri programmi, oppure utopistiche, ad esempio:

  • - “Abolizione delle scatole cinesi in Borsa”
    che è difficile capire come possa esser attuata;
  • - “Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo”
    Controlliamo tutte le automobili che arrivano nei centri storici per verificare se hanno più di un occupante a bordo?
  • “taglio agli sprechi”
    sembra tipo “lotta all’evasione”, una grossa X al posto di cifre precise

Altre proposte sono interessanti ma, se le dicesse Berlusconi, griderebbero tutti al neo-liberista reaganiano che vuole strangolare i deboli, come ad esempio:

  • - “Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato”
    Quindi il M5S è a favore della liberalizzazione di questi settori? Sindacati e lavoratori cosa ne pensano?
  • -“Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari”
    Senza intermediari, quindi dipendenti pubblici licenziati in massa. Che ne pensano sindacati e lavoratori?

Insomma, un programma che ha alcune pecche, ma che tutto sommato può essere accettabile. Si tratta, però soprattutto di proposte da lista civica, interessanti per le elezioni comunali ma di nessuna utilità per quelle politiche. Nulla sulla riforma della giustizia o sulle riforme istituzionali, che qualsiasi partito che mira ad una leadeship nazionale deve trattare nel suo programma, e addirittura nulla sulla riforma fiscale, nonostante le strombazzate quotidiane del blog di Beppe Grullo su Equitalia.

Tra gli aspetti positivi, perciò, per cui votare il Movimento Cinque Stelle, direi che ci sono il classico voto di protesta, per forzare la mano ai partiti seri [PD, SEL] e a quelli futuri [Italia Futura?] e costringerli ad essere più attivi sulla strada del cambiamento, e il voto civico, espressione brutta con cui intendo dire che a livello locale più che l’ideologia conta la buona amministrazione, le piccole cose da sindaco di provincia [manutenzione strade, gestione dei rifiuti ecc.]. In questo il Movimento Cinque Stelle è sicuramente un’ottima alternativa all’astensione.
Tra gli aspetti negativi, invece, ci sono sicuramente l’opacità con cui il Movimento è guidato da Beppe Grullo e Casaleggio [chi è Casaleggio? A che titolo governa il M5S?], l’assenza di democrazia interna [Beppe Grullo chi l'ha eletto leader del M5S? A che titolo decide di espellere Tavolazzi, senza interpellare preventivamente nessun organismo elettivo interno al Movimento?], elemento trattato con maggior precisione da Fabio Chiusi nel suo blog, il linguaggio scurrile da comico da strapazzo, non certo da politico, e l’assenza di un programma coerente per il governo del paese [ad esempio, l'assenza di accenni alle riforme di cui parlavo poc'anzi]. Aggiungiamoci, ma solo a titolo strettamente personale, l’antipatia per tutti quei “grillini” che hanno preso il posto dei cari vecchi “berluschini”, perché difendono il Grande Capo sempre e comunque, anche quando dice stupidaggini colossali. Segno evidente che ogni leader carismatico, chissà perché, ha bisogno di leccapiedi che gli diano sempre ragione.

La mia conclusione: voterò molto probabilmente M5S a livello locale [elezioni comunali e/o regionali], non voterò sicuramente M5S a livello nazionale.

Aggiornamento: Filippo Facci ha pubblicato sul Post un video della Casaleggio Associati che spiega un po’ il punto di vista del Grande Capo.

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Ghe pensi mi

Luca Cordero di Montezemolo

Ed ecco l’ora di Montezemolo in politica. Luca Vita propone sul suo blog un interessante confronto tra Beppe Grullo e Montezemolo, che trovate qui. Per quanto mi riguarda, vorrei soffermarmi su un aspetto che mi sembra importante in questa probabile discesa in campo [peraltro non è nemmeno certo che sarà Montezemolo l'eventuale candidato premier di Italia Futura]. Cito il mio commento al bel post di Luca:

Montezemolo [...] mi sembra il tipo che si avvicina alla politica con un atteggiamento positivo, cioè credo che ci creda davvero in quel che dice, ma temo che non abbia ben chiaro cosa sia la politica, soprattutto in Italia. Non basta sfruttare la propria notorietà, fare un cartello elettorale e vincere le elezioni per poter cambiare radicalmente il paese, come invece credo che ritenga Montezemolo.
La frammentazione dei partiti, che era già a livelli notevoli nel 2008, nel 2012 ha raggiunto una gravità eccezionale e credo che sarà difficile trovare una maggioranza coesa su qualsiasi tipo di programma, in particolare per un programma [credo] liberale come quello di Montezemolo.
Insomma, secondo me il problema con Montezemolo è che si illude di poter cambiare qualcosa con uno schiocco di dita. Governare è molto diverso dall’elaborare proposte in un think tank di secchioni, perché richiede una cosa molto difficile: convincere gli elettori e ottenere una maggioranza coesa [...] il think tank da solo non basta, ci sono elettori da convincere e una classe politica da ricreare dal nulla, due cose non proprio semplici da fare.


Sono sincero, non mi dispiace il progetto di Montezemolo, soprattutto se fosse vero che, cito l’articolo di Repubblica linkato all’inizio, “ “Italia Futura” non stringerà patti con nessuno “. Il problema è che la politica non è fatta solo di idee e progetti, ma anche di fatti concreti. A parole, seduti nel proprio studio alla Bocconi a scribacchiare un editoriale per il Corriere della Sera, oppure in piedi davanti a un microfono a un convegno di Italia Futura, è molto semplice risolvere i problemi. Nella realtà, però, ti scontri con un Parlamento frazionato in almeno una decina di partiti in continua rissa tra loro, organizzazioni sociali pronte ad osteggiare qualsiasi provvedimento tu possa prendere, una classe dirigente da ricostruire dalle fondamenta: tutto ciò, dando per scontato che tu possa contare su una maggioranza solida, coesa, omogenea, senza yes-man mediocri come quelli che circondavano Berluscone, ma abbastanza coesa da non dividersi su ogni provvedimento, alla ricerca continua di visibilità mediatica, com’è accaduto a più riprese al centro-sinistra.
Come ho scritto qui, “Monti è entrato finalmente nel calderone della politica, quello in cui non contano più le vuote parole degli specialisti, ma conta solo la concretezza dei politici di professione“. Ecco, ora toccherà a Montezemolo capire quanto sia difficile mettere in pratica le proprie idee. Nella lettera pubblicata sul Corriere della Sera ho notato un approccio positivo in questa discesa in campo: innanzitutto, almeno a parole, gli è chiaro che il “ghe pensi mi” è il modo sbagliato di aiutare l’Italia ad uscire dal baratro in cui è caduta; in secondo luogo, non sembra intenzionato a ricercare alleanze col primo che passa, cosa importante visto che i governi di coalizione, in Italia, si sono risolti in un fallimento perché la continua ricerca di visibilità da parte dei partiti ha inevitabilmente indebolito la forza dei governi di cui facevano parte: è meglio quindi procedere da soli, eventualmente cercando accordi su singoli temi e provvedimenti in Parlamento.

Resto dubbioso, in attesa di capire come si muoverà Italia Futura nelle prossime settimane. Spero che qualcuno gli spieghi che governare l’Italia è molto diverso dal gestire un’azienda come la Ferrari: gli italiani saranno pure “azionisti dello Stato”, per citare sempre la lettera di Montezemolo al Corriere, ma il presidente del Consiglio non è un amministratore delegato ["ghe pensi mi"] che decide in prima persona, ma uno che deve trattare con leader di partito, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, elettori ecc.ecc. Speriamo che lo capisca in fretta, altrimenti si tratterà dell’ennesimo progetto fallimentare e dell’ennesima occasione sprecata.

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23 Maggio 1992 – 23 Maggio 2012. Basta retorica, grazie.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella celebre foto del 27 marzo 1992

Nel ventennale della morte di Giovanni Falcone, giornali, blog e siti web vari mostrano con orgoglio immagini, articoli, frasi ad effetto lacrimevoli per ricordare il magistrato morto a Capaci. In questi casi si fa a gara a chi si mostra più commosso, a chi dice la frase più bella e strappa-lacrime. Tutto comprensibile, un paese civile vive anche grazie a ricorrenze simili e la retorica, per quanto fastidiosa, diventa un modo per ricordare ai cittadini l’importanza di certe regole e di certi valori. Nel mio piccolo, mi adeguo pubblicando la bella foto di Falcone e Borsellino, di cui Linkiesta ci racconta la storia.

In questo paese, purtroppo, la retorica sconfina spesso nell’ipocrisia e questo mi da veramente fastidio. Come scrive Facci, sono molteplici gli esempi di chi 20 anni fa si ergeva a censore di Giovanni Falcone e oggi, magicamente, ne riscoprono le formidabili virtù civili. Dal caso più noto di Leoluca Orlando, che prima della strage di Capaci aveva accusato il magistrato siciliano di tener nascoste nel cassetto le carte in grado di provare la colpevolezza di personaggi eccellenti, fatto denunciato a più riprese dalla sorella di Falcone, a quello rimosso da tanti [a cominciare da me] del quotidiano La Repubblica, come riporta oggi sempre Linkiesta.

E’ ovvio che nessuno, nemmeno uno come Giovanni Falcone, può essere esente da critiche. Probabilmente è anche giusto che la distanza temporale da un’epoca così lontana [dopo tutto sono sempre passati vent'anni, in vent'anni può capitare di cambiare opinione e correggere analisi sbagliate fatte in passato] renda le persone più lucide nelle analisi che fanno, meno appassionate e, quindi, meno propense a cercare il pelo nell’uovo a tutti i costi. Possibile però che si passi dalla condanna di vent’anni fa ["Falcone è stato preso da una febbre di presenzialismo. Sembra dominato da quell’impulso irrefrenabile a parlare", scrive Facci nel suo articolo citando Sandro Viola] all’osanna di oggi ["Uomini soli", complimenti per la citazione]?

Aggiornamento [23-05-2012, h. 18:18]: ho cercato ovunque l’articolo di Sandro Viola, l’ho trovato su fanpage col link all’articolo vero e proprio [introvabile online].
Anche Roberto Saviano cita l’ipocrisia che aleggia attorno a chi celebra Giovanni Falcone

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Morirem “grillini”?

Di certo non moriremo “grissini” perché, almeno nel mio caso, temo che morirò “abbacchio”….. Comunque, Pizzarotti vince a Parma e conferma l’ascesa del Movimento Cinque Stelle nel panorama politico italiano. Il centrosinistra vince un po’ ovunque, anche dove si è presentato diviso, come a Palermo.

In generale, mi sembra di poter dire che è morta definitivamente l’idea di un PD a vocazione maggioritaria, perché ovunque dimostra di essere un partito ridotto ai minimi termini che vince soprattutto dove è scomparso il centrodestra: condivido pertanto l’analisi di Luca Sofri. Non so cosa ne pensiate voi, ma per me è un problema molto grave perché significa che il PD, con chiunque si alleerà [spero di aver azzeccato il futuro], non sarà abbastanza forte da fungere da guida della coalizione.

E’ certamente una sconfitta di Pierluigi Bersani, a partire dalle primarie dove, com’è successo l’anno scorso, avevano vinto candidati di altri partiti o comunque esterni [a Pisapia, Zedda e De Magistriis sono succeduti Marco Rossi Doria e Ferrandelli, il secondo uscito malconcio dal ballottaggio di Palermo]. Un PD alquanto rattoppato riesce a tenere, quindi, ma esce piuttosto malconcio dopo le elezioni del 2011 e quelle del 2012. Sarebbe quindi il caso di rimettere in discussione la leadership di Bersani [ottimo ministro, per carità, ma alquanto carente come segretario di partito] e far nuove primarie in vista delle elezioni politiche del 2013: prima quelle del PD per eleggere un nuovo segretario, poi quelle di coalizione [eventualmente].

Il centrodestra cessa praticamente di esistere. Sia il PDL che la Lega Nord hanno subito un tracollo enorme: ma mentre il PDL è destinato a frantumarsi, la Lega credo che, una volta passato il polverone degli ultimi scandali, potrebbe tornare ai livelli soliti, soprattutto perché mantiene intatta l’autorevolezza [agli occhi dei leghisti ovviamente] di gente come Tosi, Zaia e Maroni….. non se ne esce, ce li dovremo tenere……

Il Movimento Cinque Stelle, come detto, vince a Parma e in altri due comuni minori [Comacchio e Mira]. Come ho già scritto altrove, non dobbiamo considerarlo necessariamente un male: al netto delle stro….mbazzate verbali di Beppe Grullo e delle difese d’ufficio dei suoi adepti più accesi, si tratta di un movimento politico aperto ai cittadini, che a livello locale fa proposte interessanti e che può rappresentare un’importante valvola di sfogo democratica al malessere politico e sociale del paese [meglio Grillo vincente di bombe e pazzi scatenati, no?].

Se serve una svolta, e credo che saremo tutti d’accordo su questo, il successo del Movimento Cinque Stelle sarà comunque utile, anche per chi non lo vorrebbe votare e sogna che il PD si svegli.

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Anti-mafia o anti-stato?

Dopo l’attentato di Brindisi di sabato mattina, fioccano già in rete le tesi complottistiche, di cui vi riporto una delle principali perle che ho trovato:

Questa è la prova che non esistono ne BR è ne MAFIA ,tutto quello che succede ha l’unico mandante ,lo STATO tramite i servizi secreti è i delinquenti territoriali.Adesso con questo preteso manderanno i militari in piazza per tenere il controllo politico che stano perdendo……Questa è una strage di distrazione e di controllo ,come tutte le stragi ,FALCONE, BORSELINO,ALDO MORO ect

Sorvoliamo sugli errori grammaticali perché con gli strafalcioni che faccio io per la fretta, sono l’ultimo che può parlare.
Mi fa ridere, però, che a distanza di otto ore dal fatto, con gli inquirenti che non sanno ancora bene la dinamica dell’accaduto, in rete fossero già tutti d’accordo sul fatto che il mandante occulto dell’attentato fosse “lo stato” [entità piuttosto misteriosa, a dire il vero, perché non si sa mai chi sia a decidere a nome "dello stato".....Andreotti ormai con un piede nella fossa? Cossiga dall'oltretomba? Berlusconi ormai finito politicamente? Monti che governa da sei mesi e prima faceva il docente universitario?].

Ora, nulla vieta di nutrire dei dubbi sulla pista mafiosa: come ha scritto Tulipano Nero, commentando un suo post sul suo profilo Facebook,

Ho letto saggi (Falcone “Cose di cosa nostra” in primis) abbastanza concordi nel ritenere che la criminalità organizzata non ha alcun interesse a gettare bombe sui cittadini, sia perchè il rumore attirerebbe scomodi controlli di polizia e stampa, che perchè preferisce agire in “economia”, colpendo in modo mirato solo chi in quel momento sta ostacolando il profitto dell’organizzazione.

In effetti, la criminalità organizzata difficilmente opta per la via stragista, ed è doveroso quindi esser cauti sulla pista della Sacra Corona Unita, nonostante Linkiesta ci spieghi che è in atto da tempo un’escalation di attentati da parte della mafia pugliese.
Ma chi avrebbe ideato, a nome “dello stato”, l’attentato di Brindisi? Berlusconi ormai è fuori dal giro, Mario Monti credo che difficilmente sia già diventato, in soli sei mesi di potere, uno in grado di ordire trame così oscure, Andreotti Cossiga e quant’altro sono fuori dalla discussione……chi dovrebbe manovrare i fili di una cosa simile a nome “dello stato”? Alfano? Casini? Napolitano [tutto si può dire sul suo appoggio a Monti, ma non mi sembra uno che possa studiare un piano simile....]?
Per carità, tutto può essere, però mi sembra un tantino irreale, tutto qua. Ed è molto facile spiegare il tutto con un’espressione misteriosa come “lo stato”, se non diamo anche i nomi di chi rappresenterebbe questo “stato” criminale.
Quindi, al bando ricostruzioni ardite e frettolose e attendiamo gli sviluppi delle indagini.

Aggiornamento [20-05-2012, h. 15:23]: mentre si fa strada l’ipotesi del folle, segnalo l’articolo pubblicato da Paolo Hutter sul suo blog sul Fatto Quotidiano, che esprime un concetto molto simile a quello del mio post. Bene, persino sul sito del quotidiano più qualunquista del paese c’è qualcuno con un pizzico di sale in zucca. Purtroppo è lo stesso sito in cui il pessimo Paolo Flores d’Arcais prima scrive un post a dir poco vergognoso, in cui descrive [sempre in maniera fumosa e criptica] un presunto complotto di non si sa chi, all’insegna del “depistaggio di stato”, che domina come ipotesi tra i paranoici di mezzo web; poi pensa di salvarsi citando, nel post-scriptum scritto il giorno dopo, l’ipotesi ufficiale degli inquirenti, molto più razionale e concreta. Sarebbe ora di pensionare “er Diderot de’ noantri“.

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Ancora il “nuovo” centro?

Dice Menichini, in un articolo comparso sul Post a proposito dell’ennesimo vaneggiamento di Casini sul Grande Centro, che i rappresentanti del Terzo Polo non hanno ben chiara la situazione che l’Italia sta vivendo. Il loro tentativo di ritagliarsi uno spazio nell’Italia del futuro, secondo il direttore di Europa,  rischierebbe di rivelarsi illusorio: “uno dei motivi sta, con tutto il rispetto, nelle loro biografie: non esattamente adatte a interpretare la confusa ma drastica domanda di novità che percorre il paese“, scrive nel suo articolo.

Non capita spesso, ma sono d’accordo con Menichini e penso che la classe politica italiana, almeno quella parte che tutto sommato possiamo considerare decente [Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Daniele Franceschini, Angelino Alfano ecc.], dovrebbe rendersi conto del fatto che siamo ad un punto cruciale della storia italiana. Viviamo una situazione drammatica in cui una violenta crisi economica e finanziaria si associa ad una crisi sociale e politica di proporzioni immani. Non è più il momento di vuoti tatticismi, riposizionamenti e progetti velleitari o retorici. E’ arrivato il momento di favorire una svolta radicale.

Il successo del Movimento Cinque Stelle e dell’Italia dei Valori, nonché l’alta percentuale di astensionismo che emerge dagli ultimi sondaggi, confermano la necessità di questa svolta. Le strade davanti a noi sono due a questo punto: favorire la svolta, in qualsiasi modo democratico che ci è consentito [perché no, anche votando per Grillo se necessario], o far finta di nulla e continuare con le nostre beghe politiche quotidiane, come l’ingresso in politica di Montezemolo, il futuro di Passera, le alleanze col Terzo Polo, il Grande Centro e tutta la fuffa che negli ultimi 4 anni abbiamo trovato sui giornali.

E’ necessario voltare definitivamente pagina e bisogna farlo in modo radicale. Serve, detto in due parole, una svolta radicale.
O la classe politica lo capisce, e possiamo fare a meno di votare per Grillo [che, per quanto odiosamente populista, offre uno sfogo pseudo-democratico alla rabbia sociale, che altrimenti chissà come si esprimerebbe], oppure continuerà a vivere con indolenza questa situazione, con l’immediata conseguenza che nemmeno il Movimento Cinque Stelle riuscirà a contenere più la rabbia e il disagio profondo dei cittadini.

Berlusconi, nonostante il rincoglionimento degli ultimi mesi, sembra aver capito la situazione e cerca di muoversi di conseguenza: purtroppo, come è tipico del personaggio, offre un progetto politico solo apparente, perché il nuovo partito sarebbe solo un involucro con un nome diverso da quello attuale ma con le stesse facce di oggi [Cicchitto, Gasparri, La Russa ecc.]. Credo peraltro che sia solo un tentativo maldestro di cavalcare la situazione, come già aveva fatto nel 1994 con la nascita di Forza Italia.
Gli altri leader cosa faranno? Resteranno a guardare mentre l’Italia verrà inghiottita chissà per quanto tempo dal buco nero della crisi, o decideranno finalmente di aprire le porte al rinnovamento?

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Io non ci sto! [cit.]

Mentre i leghisti, e non solo loro, chiedono a gran voce le dimissioni di Rosy Mauro da vice-presidente del Senato, sento il bisogno di dire: IO NON CI STO!

Sia ben chiaro, non è una difesa della “pregevole” senatrice. Credo però che Rosy Mauro stia diventando il capro espiatorio da sacrificare per espiare in maniera ipocrita le molte colpe della classe dirigente leghista. E’ uno specchietto per le allodole che serve per sviare l’attenzione di elettorato e stampa nazionale dal vero problema del partito nordista: è normale che la direzione di uno dei principali partiti del paese sia stata gestita per circa 7 anni da un uomo fisicamente così debilitato?

Quello di Rosy Mauro è quindi un falso problema, perché il vero problema sta a monte. Un partito guidato da una figura carismatica e indiscutibile, dotato di poteri assoluti, non sa liberarsi di tale figura quando non è più in grado di gestire il potere. Il partito si identifica totalmente con tale figura carismatica, che resta pertanto in sella anche se fisicamente debilitato. A quel punto, diventa inevitabile che questo leader diventi, a poco a poco, succube di chi gli sta più vicino, come la famiglia e alcune persone di fiducia, come Rosy Mauro. Così è nato il cosiddetto “cerchio magico“, composto da persone che hanno semplicemente approfittato dell’inabilità fisica di Umberto Bossi.

Sarebbe quindi il caso, invece di perder tempo inutilmente con sterili discussioni su Rosy Mauro, di interrogarsi definitivamente su questo problema della democrazia italiana, che tra i vari Berlusconi, Di Pietro, Beppe Grillo e Umberto Bossi, sembra non poter fare a meno di tanti capi partito inamovibili e indiscutibili, anche in presenza di gravi problemi di salute.

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